Eva, accende la speranza

Solo Dio offre la speranza per il nostro viaggio

0504069di Jan Paulsen*

Di tanto in tanto cerco d’immaginarmi la vita nel giardino dell’Eden prima che il peccato irrompesse nel nostro mondo. Il racconto biblico è breve ma ricco. Dà l’idea di una perfetta armonia, integrità e gioia, e suggerisce l’idea che Adamo ed Eva fossero delle creature curiose. Questa curiosità li deve aver spinti a perlustrare il giardino per esplorare le meraviglie della creazione. Lo scenario era ideale per lo sviluppo del potenziale di cui Dio li aveva dotati. Ogni giorno potevano accrescere la relazione con Dio e reciprocamente. Il cammino prevedeva la realizzazione di nuove opportunità e la scoperta di altri aspetti della personalità.
Nel racconto, Eva sembra avere la personalità più interessante. Adamo è descritto come un uomo tranquillo. La sua voce si sente brevemente per la prima volta quando incontra Eva. Nel loro viaggio i due incontrano insieme il Signore. Dopo questo incontro sono la voce e le azioni di Eva a predominare.

Speranza nella salvezza

La storia suggerisce che Eva andò a passeggiare da sola (Gn 3:1), e sottintende che c’è forza nell’unità. Girovagò perché voleva conoscere, voleva soddisfare quella curiosità datale da Dio. Fu in questo suo percorso esplorativo che si trovò a interloquire con il serpente e si trovò davanti a un bivio. Tutti noi nel nostro viaggio quotidiano affrontiamo questi bivii. Sono momenti di grande importanza e di grande impatto per la qualità e il futuro della nostra vita.
Il serpente insinua che le circostanze attuali non possono offrire il pieno sviluppo del potenziale umano. Egli presenta a Eva un percorso in un vicolo chiuso, senza sbocchi. Le suggerisce che il disegno di Dio per la sua vita è privo di significato; che la sua vita sarà noiosa in quanto Dio limita lo sviluppo del suo potenziale (vv. 3-5). La sua crescita in unione con Dio, agli occhi del nemico è pura fantasia.
Eva sostiene con intelligenza l’integrità di Dio e il ruolo che Dio stesso ha assegnato a lei e a suo marito (vv. 2,3). È soddisfatta della natura e degli obiettivi del suo viaggio. Ma allo stesso tempo s’interroga su quel nuovo viaggio che il serpente le sta proponendo. È tentata dall’idea di iniziare un percorso personale che le permetterà di realizzare il suo potenziale senza la presenza intrusiva e restrittiva del creatore. La destinazione di questo nuovo viaggio è affascinante: «sarà come Dio» (v. 5). Si decide e fa il primo passo di questo nuovo viaggio: allunga una mano per cogliere il frutto proibito e mangiarlo (v. 6). Un semplice atto dalle conseguenze inimmaginabili.
La decisione di Eva dimostra che ella ha preso la sua vita nelle sue mani, emancipandosi dalla presenza di Dio. Ha iniziato un nuovo e radicale capitolo della sua vita: un triste capitolo. Il marito si unisce a lei e insieme s’incamminano da soli verso l’ignoto. Molto presto capiranno che il loro nuovo viaggio si concluderà con la morte. Viaggiano verso l’estinzione totale, separati da Dio, fonte di vita, amore e pace.
Ed ecco che la voce di Dio risuona nel giardino (v. 8). Parla con Adamo ed Eva per spiegare e aiutarli a capire la serietà della loro condizione. Dio è solo perché ormai il destino delle sue creature segue altre strade. Procede in solitudine lungo quel sentiero che aveva progettato per Adamo ed Eva ma che essi hanno abbandonato, creandone uno nuovo. Il nuovo viaggio di Eva ha altri compagni: paura, separazione, ribellione e infine morte.

Accendere la speranza

L’ultima parola di Dio non è mai una parola di condanna. Anche se l’uomo ha smarrito la bussola, Dio vuole incontrarlo per offrirgli la salvezza. La scelta tocca all’uomo. Dio con amore e grazia infinita, offre a Eva e ad Adamo la speranza (v. 15) di cui essi avevano tanto bisogno. Ed è la speranza il bisogno fondamentale dell’umanità ribelle. Questa non è il semplice desiderio o la formulazione di un sogno che già sappiamo irrealizzabile. Assolutamente no! La speranza è la configurazione di un futuro glorioso progettato da Dio per noi. Non è il risultato del nostro agire ma del potere redentivo e creativo di Dio, garantito dall’affidabilità delle promesse e del potere divino.
Dio sparge la speranza nei cuori desolati di Adamo ed Eva, ma non la semplice speranza di qualcosa che Dio avrebbe fatto per loro nel futuro. La speranza affonda le sue radici nelle promesse di Dio e le sue promesse hanno sempre un forte impatto sull’esistenza, perché avere delle aspettative per il domani appartiene alla condizione umana.
La speranza che Dio offrì a Eva e ad Adamo ebbe su di loro un effetto immediato. Essa suscitò il conflitto con le potenze del male. La speranza introdusse nella nuova condizione disperata della prima coppia un odio profondo per il potere asservante del peccato. Il Signore decise di salvaguardare la libertà umana e non permise che il nemico esercitasse il suo potere in modo totale. La speranza presuppone la libertà umana, l’abilità di scegliersi il proprio percorso e il suo destino finale. Dio ha messo Adamo ed Eva in una situazione in cui avrebbero potuto nuovamente scegliersi il proprio futuro e la destinazione finale. La speranza di un domani vissuto con Dio cominciava già a liberarli dal potere schiacciante del peccato.
La natura di questa speranza è un punto fondamentale del racconto. Non è semplicemente un’idea astratta della religione che essi avrebbero dovuto comprendere e difendere. La speranza offerta da Dio ad Adamo e a Eva era fondata in una persona. Quella persona era la loro speranza! Dio disse «Egli schiaccerà il capo» al serpente, fonte della morte e del vuoto (v. 15). Questa speranza è incarnata in «lui», il discendente della donna cioè il Figlio di Dio. Ne consegue che la realizzazione di questa speranza non era il trionfo di un’idea su un’altra, ma il trionfo di una persona su colui che ha minacciato l’individuo creato da Dio.
Il naturale viaggio degli esseri umani termina inesorabilmente alla morte. Ma Dio ha fissato un obiettivo meraviglioso per Adamo ed Eva impegnati nel difficile percorso terreno in un mondo di peccato e di morte. Un viaggio che li porterà a fare un incontro glorioso, verso una nuova destinazione, e un nuovo incontro. Al posto del vuoto e della morte, ogni essere umano può, se vuole, viaggiare per incontrare il Figlio di Dio, nostra unica speranza. Adamo ed Eva abbracciarono questa speranza e permisero a Dio di svestirli dei loro abiti per indossare quelli preparati da lui (v. 21).

Viaggiare nella speranza

Eva iniziò il viaggio della speranza in presenza di Dio. Un viaggio che l’avrebbe portata ad attraversare un tunnel difficile, con sensi di colpa e solitudine, che l’avrebbe messa di fronte al dolore di vedere un figlio uccidere l’altro figlio e per finire sarebbe stata confrontata con la morte. Ma la speranza la sostenne! Capì che non sarebbe stato sempre così. Stava per accadere qualcosa di glorioso. La speranza aveva invaso la sua esistenza e le aveva dato nuovo coraggio nel conflitto contro il male. Questa nuova speranza le aveva dato la libertà di contrastare le passioni di una natura umana peccaminosa, di rifiutare il programma del nemico, di viaggiare insieme con Dio per raggiungere una meta finale piena di luce.
Il Signore aveva spiegato chiaramente a Eva che l’attesa speranza sarebbe arrivata nella persona di uno dei suoi discendenti: un suo figlio. Quale grande aspettativa avrà suscitato in Eva questa promessa! Quando rimase incinta del suo primo figlio, forse avrà concluso che sarebbe stato lui il «promesso» (cfr. Gn 4:1). Non lo fu! La speranza supera la frustrazione nell’attesa di momenti migliori. L’aspettativa mantiene viva la speranza nel credere che ogni momento sia quello buono perché possa realizzarsi. Uno dei pericoli maggiori in cui possiamo incorrere è perdere la fiducia. Se dovesse accadere viene meno il senso stesso della speranza e corriamo il rischio di scivolare lentamente verso il nulla. Sperare significa credere e vivere nella ferma convinzione che le promesse di Dio sono affidabili e che si realizzeranno al momento opportuno.
Nel suo viaggio della speranza Eva fu affiancata dai suoi discendenti. Non sapeva molto della lunga attesa. Il piano divino prevedeva che la venuta del Figlio di Dio, e cioè l’incarnazione della speranza, sarebbe avvenuta in un preciso momento del conflitto cosmico (Gal 4:4). Il figlio promesso doveva nascere da una donna. Lo stesso grembo attraverso il quale il peccato si era impossessato della razza umana, fu utilizzato da Dio che con il mistero dell’incarnazione vi seminò la realtà della speranza divina per il mondo intero. Quale incredibile privilegio Dio dette a Eva! Il mistero della redenzione iniziò contemporaneamente alla caduta. Ma l’avventura prosegue. La nostra speranza avrà la sua piena realizzazione al ritorno di Cristo. Noi, come Eva, siamo impegnati in un viaggio della speranza. Il suo viaggio è diventato il nostro. È un viaggio comune. In tutto il mondo il popolo di Dio sta viaggiando con uguali gioia e visione verso la stessa direzione. Tutti si aspettano che questa speranza si realizzi presto perché tutti condividono lo stesso sentimento. Il popolo di Dio attende di abitare la casa del Padre: «Dimorare per l’eternità in questa casa di benedizioni, sopportare nell’animo, nel corpo e nello spirito non le scure tracce del peccato e della maledizione, ma la perfetta somiglianza con il nostro Creatore, progredire in saggezza, santità e conoscenza per l’eternità, esplorare incessantemente nuovi campi di pensiero, scoprire sempre nuove meraviglie, accrescere la capacità di gioire e amare, e sapere che oltre a noi ci sono gioia, amore e saggezza infinite: tali sono gli obiettivi cui tende la speranza cristiana» (My life today, p. 361).
Se non avete ancora abbracciato tale speranza, vi invito a farlo oggi stesso e a intraprendere con noi il viaggio della speranza.

*Jan Paulsen è il presidente della Conferenza Generale degli avventisti del settimo giorno con sede a Silver Spring, Maryland.

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