Giovanni: speranza rivelata

Solo e in esilio, l’apostolo scopre l’avvenire radioso

0509085James Cress*

L’anziano signore è l’ultimo rimasto – ed è solo. Ha quasi 100 anni e i suoi colleghi non ci sono più. Giacomo, il fratello ha subito il martirio; il primo dei dodici apostoli a morire per la fede. Paolo è stato decapitato. Pietro crocifisso a testa in giù. Tommaso è scomparso, forse in oriente, in India. Dove sono finiti tutti gli altri?
Ora, quasi settant’anni dopo la risurrezione, Giovanni, l’unico apostolo a essere rimasto in vita si trova in esilio sull’isola di Patmos, un’arida estensione di rocce vulcaniche a poche miglia dalle coste dell’Asia Minore, nel mar Egeo.
Troppo anziano per un campo di lavoro; persino i duri romani non pretendono molto da una persona della sua età. Lo hanno semplicemente abbandonato alle sue memorie e ai suoi rimpianti.

Infatti, non trova di meglio che riandare al passato, a quando lui e Andrea hanno ascoltato per la prima volta Giovanni il battista che predicava la venuta del Redentore; ripensa ai suoi primi momenti del ministero con Gesù, e a quando successivamente, insieme al fratello Giacomo, a Pietro e Andrea hanno accettato l’invito del Salvatore per un discepolato a pieno tempo: abbandonare le reti e il pesce per diventare pescatori di uomini. Sente un po’ di rimorso per la sua iniziale impazienza: per esempio quando è stato così sicuro che Gesù stava per stabilire il suo regno imminente. Avrebbe voluto abbattere subito ogni ostacolo o vanificare ogni avversario che intralciasse una rapida ascesa al potere del Signore. Giovanni ha manifestato la sua impetuosa natura in più di un’occasione, come per esempio la volta che ha rimproverato un individuo che operava nel nome di Cristo senza che fosse un discepolo ufficiale (Lc 9:49). O quando ha invocato il fuoco dal cielo per distruggere la città che aveva rifiutato l’offerta di Cristo di rimanere in loro presenza (vv. 52-56). Giovanni non ha esitato a proporsi per un incarico di favore quando lui e suo fratello hanno spinto la madre a chiedere a Gesù alti ranghi e onori sostanziali in quel regno che ritenevano vicino.

Ma quel regno non è arrivato. Anche la stessa preghiera del Signore: «Che il tuo regno venga» è rimasta inascoltata. E non si deve andare più in là di quel mare desolato per accorgersi che la volontà di Dio sulla terra è anch’essa ostacolata. Se così non fosse non sarebbe ora in esilio quando invece avrebbe potuto predicare e insegnare nel continente dove aveva fedelmente servito.

Il carattere di Giovanni si è addolcito, trasformato. Il vivace guerriero è diventato un pastore entusiasta che ama più di ogni altra cosa Gesù, e il suo popolo. E in realtà, è questo che rende l’esilio di Patmos così amaro: la lontananza dal popolo di Dio. Quanto desidera predicare, insegnare, incoraggiare, visitare, battezzare e rendere forti le chiese! Ma non è così. Loro sono là, e lui è qui. È solo… e soffre nell’isolamento.
Benché la sua fiducia non vacilli mai, Giovanni si chiede se per caso Gesù ha dimenticato la promessa di tornare. Giovanni ricorda quelle confortanti parole: «Tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi» (Gv 14:3). E «anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo» (Gv 16:22).
Tuttavia la realtà dice che Gesù non è ritornato. Giorno dopo giorno Giovanni rimane solo. Nessuna visita, nessuna lettera.

Poi un giorno, improvvisamente, accade: Gesù arriva. È di sabato e Giovanni è in profonda comunione con lo Spirito Santo. Riflette sul giorno del Signore e sulla beata speranza, quando tutte le cose buone saranno restaurate. «Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea» (Ap 1:10,11).
Gesù ha mantenuto la promessa! È tornato! Il grido del cuore di Giovanni ha ricevuto risposta. Gesù è lì. L’isola/prigione si è istantaneamente trasformata in una cattedrale paradisiaca grazie alla presenza di Gesù. Le prove e le tribolazioni che incatenano il corpo di Giovanni e fiaccano il suo spirito vengono dimenticate alla presenza del suo Signore. I lunghi, difficili anni di duro lavoro svaniscono davanti alla gioia profonda di vedere nuovamente Gesù. E Gesù ha buone notizie; non solo per Giovanni ma per il popolo di Dio in generale. Gesù mostra a Giovanni verità meravigliose e gli commissiona di scriverle e mandarle alle chiese. Buone nuove. Notizie dell’Evangelo. Notizie sulla sua venuta.

Non sappiamo per quanto tempo quel sabato Gesù sia rimasto con Giovanni sull’isola di Patmos. Non sappiamo se il messaggio gli è stato rivelato in una sola visione o in diverse occasioni. Sappiamo solo che Giovanni ancora una volta ha preso in mano la penna e ha trascritto la parola di Dio per il popolo di Dio. Sfruttando il vantaggio che gli derivava dall’aver provato su se stesso alcuni conflitti drammatici, Giovanni può facilmente raccontare come Satana sarà ostacolato e i demoni sconfitti dal potere di Gesù. Scrivendo dei futuri giorni bui e degli eventi ancora più sinistri l’anziano uomo si sente sopraffatto dal prossimo trionfo del male sul bene e dell’odio sull’amore. Bestie e demoni cospireranno con le potestà e i principati per mettere il male sul trono e strappare la giustizia dal cuore degli uomini. Eppure, nonostante tutto, il popolo di Dio, forte della sua parola e del potere dello Spirito Santo, sarà pronto per il ritorno del Figlio di Dio. Gesù ritornerà come Re dei re! Signore dei signori! Creatore, redentore, restauratore, amico!

E poi un giorno la visione finisce. Non c’è più niente da scrivere. Promesse, predizioni, profezie, preparazioni. Tutto quello che è stato ordinato a Giovanni di scrivere è stato scritto ed è a disposizione delle chiese e del mondo intero.
La visione termina con il trionfo glorioso dell’amore di Dio. La vittoria in Cristo sconfigge gli attacchi del male. L’armonia regna di nuovo nell’universo restaurato. Dio e l’umanità di nuovo insieme per l’eternità. La speranza illumina una felicità completa.
«Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22:3-5). Pensate: niente più peccato, o dolore, o morte o lacrime, o separazioni. La notte non ci sarà più!
«Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città! Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino» (Ap 22:12-16).

E qui il messaggio finisce. «Colui che attesta queste cose, dice: “Sì, vengo presto!”
“Amen! Vieni, Signore Gesù!”» (v. 20).
Ma attenzione, c’è un altro versetto. Il libro non termina con il grido di un cuore solitario: «Vieni presto Signor Gesù!». Il libro termina con la visione che altri, al di là del momento presente – persone di altri tempi e di altri luoghi – udranno e accoglieranno. E a quegli individui che vivranno negli anni futuri e in luoghi diversi, Giovanni, l’apostolo solitario – ora incoraggiato e rinnovato dalla visita personale di Gesù nel suo esilio solitario – offre la speranza per il viaggio: «Che la grazia del Signore Cristo Gesù sia con tutti voi. Amen» (v. 21).

* Segretario dei ministeri pastorali della Conferenza Generale

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