Morte alla morte!

Al di là delle apparenze: la Vita

lazzaroConferenze tratte da Regards 2000, tenute in Francia via satellite.

Ecco due sorelle in preda ad un immenso dispiacere. Il loro unico fratello è appena morto dopo una lunga malattia. Non hanno potuto fare nulla.
Il solo che avrebbe potuto fare qualcosa è Gesù, un amico intimo di famiglia. Essi gli avevano tante volte offerto la loro ospitalità. Eppure aveva promesso che sarebbe venuto al capezzale del malato. E, misteriosamente, ha tardato. Ed ora è troppo tardi!
Tuttavia Gesù, davanti a tanta sofferenza e rivolta, è rimasto stranamente calmo. Parlando con queste donne in lacrime, lo hanno sentito mormorare: “Egli dorme, vado a svegliarlo…” Strano…

Introduzione

Davanti alla morte…si fa silenzio! Troppo spesso i filosofi e i religiosi, di fronte alla sofferenza e alla morte, hanno parlato…e parlato troppo! Cercando di spiegare, di giustificare, di soffocare il grido, di rassicurare e soprattutto di rassicurarsi! Perché tutte le morti ci porgono il loro specchio. E ci si vede per forza. Allora la si vuole fuggire e si può cercare di sfuggire ad essa con i discorsi. Anche i discorsi religiosi! Ci sono parole che tentano di fare tacere anche l’espressione del dolore…
Ed è un bel dire che la morte è nell’ordine normale delle cose umane, ciò non ci consola dall’aver perso coloro che amiamo. Si… ho sentito alcuni di questi “consolatori” che sembravano non sapere cosa significa amare!

Queste due donne, ad immagine di tutti coloro che hanno perso un essere caro, sono confrontate al non senso, all’assurdità. Ed ecco il rimprovero: “Perché non c’eri?” E si … Dov’è Dio nella sofferenza, il male e la morte? Chi oserebbe pretendere non aver mai detto o pensato ciò? Ultimamente ho sentito qualcuno urlare: “Se Dio esiste, dovrebbe essere punito!” E Gesù accetta questi rimproveri. Inizia con lo stare zitto! Egli sente il dolore… Lo riceve…
Davanti a queste due donne in lacrime, il testo dice che Gesù sussulta interiormente e che ne è turbato. Poi, pronuncia una frase, solo una frase: “Dov’è”. E quando lo portano alla tomba, il testo dice semplicemente: “Gesù pianse”.
No, Gesù non ha sfornato un discorsetto, ben preparato in anticipo, per “anestetizzare” il dolore delle due donne! Egli tace…sussulta…piange…
Ed ora direte: “Beh… oggi sarà corto, la conferenza si ferma qui! Dato che bisogna tacere… Possiamo andare via!” No, aspettate! Ho delle cose da dire… lo stesso. Ma prima di tutto, vorrei essere vicino a colui o colei che, forse in questo momento, soffre… Ho voglia di essere vicino a voi, tacendo … e posando la mia mano sulla vostra spalla. Prima di tutto si accoglie la sofferenza degli altri.
Sin dalla su più tenera età, Gesù ha affiancato la morte… e sicuramente ne è stato colpito, come fu il caso di fronte alla morte del suo amico Lazzaro, fratello di queste due donne. Ha tremato, ha pianto…lo ripeto!
Giovanissimo, ha vissuto il lutto di suo padre Giuseppe… I Vangeli sono molto discreti. Una tradizione antica dice che sia morto durante l’adolescenza di Gesù. Un fatto è certo, cioè che Giuseppe sparisce molto presto dal racconto dei Vangeli. Ancora bambino, Gesù ha visto l’orrore del volto della morte da molto vicino. Sappiamo, tramite lo storico Giuseppe Flavio, che nell’anno 6 della nostra era, Varo crocifisse più di 2000 rivoluzionari galilei! Ciò successe a Seforis, ad appena 4 chilometri da Nazareth dove Gesù abitava con i suoi genitori! Allora aveva solo una diecina d’anni. Certamente ha visto il massacro.
Si…Giovanissimo, è stato confrontato ad un mondo di brutalità, di sofferenza e ad un’atmosfera di morte!
La morte è sconvolgente, soprattutto quando è gettata in spettacolo a dei bambini! E il bambino osserva… Risente le cose molto più di quanto si creda!

1. Gesù di fronte alla sofferenza e alla morte degli altri

Dunque, davanti alla sofferenza e alla morte degli altri, Gesù presenta prima un atteggiamento di compassione. La parola è spesso utilizzata a questo riguardo. Prova delle emozioni e osa mostrarle. Nelle sue lacrime versate c’è tutta l’intimità del suo essere interiore che si svela. Lui che ha sempre lottato con accanimento contro ogni forma di ipocrisia osa presentarsi senza maschera.
Anche se sente ribollire in lui la forza di una vita più forte della morte, anche se sa che questa morte è provvisoria, visto che sa di avere il potere di ridare la vita, rimane in ogni caso turbato da questa morte che scompone i corpi e dalla vista di questi uomini schiacciati dalla fatalità che la tomba rappresenta. Davanti a tanto dolore non può restare insensibile.
La persona di Gesù è stata troppo privata d’umanità! Ho già detto che Gesù sapeva ridere. E possiamo sentire le sue risate attraverso le righe del testo dell’evangelo! Ma sapeva anche piangere…
Agli occhi di Gesù, è evidente che la morte non è un’amica, ma una dolorosa intrusa!

Ogni sofferenza mette in movimento Gesù… e da qualunque punto di vista, per giunta. Quella dell’oppresso come quella dell’oppressore, quella di un oppositore della religione stabilita o quella di un capo religioso che piange l’agonia della sua figlioletta… Nella morte e la sofferenza, ci ritroviamo tutti… La morte e la sofferenza non hanno frontiere e la compassione di Gesù nemmeno!
Per esempio, un giorno Gesù guarisce della povera gente. C’è tanta sofferenza fra questa gente! E Gesù passa del tempo a incontrare queste persone, guarirle dalle loro sofferenze, come se volesse lasciare in questo mondo delle tracce, dei segni del suo regno a venire. Egli semina dei semi del suo Regno tra queste povere persone malate, oppresse, sfruttate…

Tutto ad un tratto, un capo della sinagoga si avvicina a lui. Si getta ai suoi piedi: “Vieni presto… di grazia! Mia figlia è morente!” Quando un padre sta perdendo sua figlia, la fierezza si mette da parte!
Un capo della Sinagoga da lui, lui che è considerato un nemico di questa sinagoga. Ve lo immaginate?! Che cosa importano i cliché e le chiacchiere! Una bambina soffre e ciò è sufficiente per commuovere Gesù. E percorre la strada con il padre…
Arrivati a casa, ecco il dramma! Troppo tardi: è morta! Ci sono le grida, le lacrime, i vestiti strappati, le prostrazioni a terra… Sapete, la cultura e l’epoca imponevano un rituale di lutto terribilmente rumoroso! Bisognava farlo sapere, farlo sentire, farlo vedere… A tal punto che si pagavano le piagnone professioniste!
Allora, tanto Gesù è sensibile al dolore, tanto non ha niente a che fare con l’ipocrisia, la commedia e ciò che colpisce !Egli dunque fa uscire tutta quella gente agitata e isterica, dicendo una sola parola, misteriosa e calmante: “Perché questo tumulto e questi pianti? La bimba non è morta, ma dorme (…) Afferra la bambina per la mano e le dice: Piccola, alzati te lo dico. Allora la bambina si alzò e si mise a camminare: poiché aveva dodici anni” Marco 5:39,41,42 (BC)

Compassione, empatia, rispetto, discrezione, dolcezza… Ecco come era Gesù quando era confrontato alla sofferenza e alla morte degli altri.

Lo ripeto: la morte lo toccava nelle viscere… Un ultimo esempio: quando seppe della morte di suo cugino Giovanni Battista (una morte spaventosa: decapitato dal re Erode!) Gesù prese la barca. Aveva bisogno di remare e si ritirò in disparte, in un luogo deserto. Risentiva il bisogno di silenzio, di solitudine, per affrontare il suo lutto.

2. Gesù davanti alla sua morte

Abbiamo visto come Gesù viveva la morte degli altri. Ora, ecco l’ora della verità, l’ora in cui cadono le maschere! L’ora in cui non si può essere altro che autentici… perché è il momento in cui, a nostra volta, facciamo il grande salto. L’ora della nostra morte.

Come ha superato Gesù la soglia della porta della morte? Ebbene, è morto come un uomo e non come un Dio! Ed è per questo che la sua morte mi tocca! No, non è quell’essere “soprannaturale” che, come lo diceva il romanziere, “attraversa le battaglie della vita, una rosa in mano”!

Di fronte alla sua morte Gesù prova, come noi, angoscia… Anche lui inciampa su un PERCHÉ. Una delle sue ultime parole riportate dal Vangelo è proprio quel grido: “Dio mio, Dio mio… Perché mi hai abbandonato?”
Non è entrato nella morte illuminato da qualche rivelazione sublime. Ha inciampato, come ogni uomo, contro il muro di un perché! Anche per lui, la morte rimane un nemico pericoloso che fa fremere.
Qualche ora prima di morire, è lucido. Egli sa che la sua ora è venuta, che il dado è tratto, che la morte si avvicina! Trascorre allora un momento sotto gli ulivi con i suoi discepoli. Quella notte egli sente il bisogno, così umano, di circondarsi e di essere attorniato da quelli che ama… Il passo è difficile e ha bisogno di quella compagnia.

Gesù guarda la sua morte in faccia e non nasconde i suoi sentimenti. I suoi sentimenti sono talmente forti che hanno colpito gli scrittori dei vangeli. Ne parlano a lungo. Lui che non aveva mai finto, non è ora che comincerà a farlo!
Alla luce della luna, i discepoli vedono che suda per l’angoscia. Suda grumi di sangue! E’ già stato visto questo fenomeno in caso di intensa distretta, ho già avuto occasione di dirlo. I capillari del viso scoppiano e il sangue si mescola al sudore.

Egli soffre nel suo corpo: è stremato da tanto turbamento; nell’anima: ci sono stati tanti tradimenti, rifiuti e incomprensioni intorno a lui; nello spirito: tante domande si scontrano nella sua mente…
Bisogna proprio arrivare a bere questo calice amaro della morte? Per tre volte lo chiede a Dio.
E non soltanto non ha vergogna di offrire la sua tristezza in spettacolo ai suoi discepoli, ma esprime i suoi sentimenti… Si denuda. E ne occorre di umiltà per ammettere: “L’anima mia è oppressa da tristezza mortale…” E chiede loro, lui il maestro, di vegliare e pregare con lui… per lui… e per loro stessi!

Poi, prega. Quando tutto precipita, è bene sapere che c’è un Dio in questo universo che sente. Che è pronto a ricevere il nostro carico di angoscia, di pene, di rivolta, di paure.
La preghiera diventa così quel grande sospiro, sapete, quando l’angoscia stringe la gola e una morsa sembra comprimere i polmoni… Un profondo respiro e un grande sospiro sciolgono i nodi interiori… La preghiera può diventare quel grande sospiro dell’anima che permette di mollare la presa e affidare tutto alla maestro della Vita.

Gesù ha provato questo… E alla fine di quel momento ha sperimentato come una liberazione. Era pronto a dire, con un sospiro : “Non quello che io voglio… ma quello che tu vuoi…” Abbandono totale… Mollare la presa… Non rassegnazione ma fiducia! Come un bambino che condivide la sua pena con suo padre e che sa che ora non è più solo a portarla… e che suo padre ha le spalle molto più larghe delle sue! Si, la preghiera può liberare in modo meraviglioso!

Allora… solo allora, è pronto ad affrontare la morte! Quando una banda di uomini eccitati, armati di spade, bastoni e torce si avvicina a lui gridando nelle tenebre: “Chi è Gesù? Dov’è?”, egli si alza, con calma: “Sono io!” D’altronde, questa calma, questa serenità li sconvolgerà!
A questo punto Pietro… ah, come mi piace questo Pietro! Uno che ci dà dentro, con tanta foga, impulsivo… Pietro, dunque, afferra una spada e colpisce un uomo in volto… Un orecchio cade, tagliato di netto!
E Gesù interviene : “No Pietro … Non è così che le cose devono andare… Colui che di spada ferisce di spada perisce…Rimetti la tua spada nel fodero!” Gesù rifiuta la resistenza armata. La violenza chiama la violenza!

Comprendete allora la follia e lo scandalo delle crociate cristiane che hanno versato tanto sangue per liberare, si fa per dire, la tomba di Gesù?! Che controsenso! Che tradimento, anche! E posso capire perché molti rifiutino il cristianesimo. Non per Gesù, ma a causa dei suoi discepoli!

Così, gli unici sentimenti che esprime Gesù, al momento della morte sono dei sentimenti di generosità e di perdono.
Nel momento in cui i soldati conficcarono i chiodi nei piedi e nelle mani di Gesù, lo hanno sentito gridare al cielo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!” Ecco il Dio che Gesù rivela! Un Dio che perdona anche l’imperdonabile. Come lo abbiamo spesso snaturato!

E sulla croce ancora, pronuncerà parole di generosità. Agonizza e si preoccupa ancora degli altri! Un brigante, che è crocifisso accanto a lui, è commosso per l’atteggiamento di Gesù. Riconosce in lui il Messia. Crede nel Messia mentre lo vede morire sotto i suoi occhi! E’ senz’altro l’atto di fede più incredibile e commovente di tutta la Bibbia! E Gesù si rivolge a lui. Parole di speranza, di gradimento. Gli assicura che lui, il brigante, sarà con lui in paradiso!

E per finire… tenerezza in mezzo a tanta brutalità! Gesù intravede sua madre ai piedi della croce. E Giovanni, il più giovane dei discepoli, al quale era tanto attaccato… Ha ancora il coraggio di affidargli sua madre. Ultima preoccupazione di amore e generosità prima di esalare il suo ultimo respiro.

Poi, nonostante la sua angoscia, nonostante il suo grido “perché?”, manifesta la sua fiducia in Dio… Rimette tutto nelle sue mani.

Secondo il vangelo di Luca, l’ultima parola udita dalla folla fu un potente grido di Gesù: “Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio.” Luca 23:46
E in quel momento spirò. Il suo alito di vita, come lo aveva gridato, era tornato al Padre. Dio dà l’alito di vita. Questo alito di Vita ritorna a lui. Ritorneremo su questa parola misteriosa…
Comunque fosse è con piena fiducia che egli si immergeva nel mistero infinito di Dio.

Giovanni nel suo vangelo, riporta ancora un’ultima parola. Egli era vicinissimo alla croce, dato che Gesù gli affidò sua madre! Ed è per questo che egli ha sentito un ultimo sospiro di Gesù che diceva : “Tutto è compiuto…”
Gesù si è addormentato con la visione della vittoria al di là delle apparenze, con la consapevolezza che non è l’assurdo che trionfa!

3. La sua visione teologica

Di fronte alla morte, abbiamo visto come Gesù ha agito e come ha reagito.
Ma, possiamo sapere quello che pensava della morte? Qual è dunque questa visione che gli permetteva di vedere il trionfo al di là della sconfitta apparente della morte?

Così, a voi che soffrite dinanzi alla morte o a quella di un essere caro, Gesù direbbe innanzitutto: No, la sventura non è un castigo divino che sanziona un errore nella vostra vita! ” Spesso ho sentito questa frase : “Ma che cosa avrò mai fatto al buon Dio per meritare questo!” No… no, nessun legame tra la disgrazia e la colpa.
Tuttavia la gente, al tempo di Gesù pensava questo. E’ tanto facile dire che si è responsabili delle proprie sventure, soprattutto quando si tratta delle sventure altrui!
Gesù sconvolgerà questa logica distruttrice.

Gli portano un cieco dalla nascita. I discepoli gli chiedono a bruciapelo : “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?” (Giovanni 9:2)
Oggigiorno, visto il successo della filosofia buddista, si aggiungerebbe : “E’ forse a causa di una vita precedente?”
Per capire, si cerca il colpevole… E quando è un altro a soffrire, è sempre facile pensare che, in un modo o nell’altro, sia colpa sua!
Invece Gesù è categorico: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori” per meritare questa sorte.

Un’altra volta, gli viene riportato un episodio. Pilato, il governatore romano, ha fatto uccidere dei galilei e ha mescolato il loro sangue con quello dei loro sacrifici. Gesù ribatte: “Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose?… No, vi dico …” (Luca 13:2,5) È categorico.

E riferisce un altro fatto giusto per essere chiaro: “ O quei 18 sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico…” (Luca 13:4)
Palazzi interi sono crollati (e ne abbiamo viste di immagini drammatiche) tanto sulla brava gente che sugli assassini! La disgrazia è cieca e colpisce alla cieca!
Gesù rifiuta questo concetto machiavellico che, oltre alla sofferenza, costringe a portare il peso della colpevolezza.

Ma poi aggiunge: “Ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro!!” Allora, siamo responsabili della nostra morte…o no? Gesù orienta verso una realtà di un altro tipo. Il fatto è che il male e la sofferenza sono le conseguenze di una rottura universale con Dio. L’universo è un mondo spezzato! I drammi che si abbattono sugli uomini rivelano questa profonda spaccatura.
E’ dunque l’occasione, per Gesù, di invitare i suoi uditori a dirigere lo sguardo verso un’altra realtà più bella, più grande : il regno di Dio. Questo cambiamento nell’orientamento dello sguardo si chiama nella Bibbia “conversione”. Solo questa conversione permette di vedere al di là dell’assurdità della morte.

Così, al di là della morte, Gesù vede sempre la vita che trionfa. Per lui non sarà la morte ad avere l’ultima parola!
Ecco perché ha passato tanto tempo a compiere guarigioni e anche rianimazioni straordinarie! Tutte queste azioni simbolizzano quel regno di Dio, che Gesù voleva farci pregustare: quello che noi tutti aspettiamo!
La vita è molto più forte della morte!

Poi, Gesù ci insegna che la morte è solo un sonno: davanti a Lazzaro, morto, egli dice: “Lazzaro dorme…vado a svegliarlo!” Stessa cosa per la bambina della quale abbiamo parlato prima. Guardate un bambino che dorme tranquillo, sereno. Dorme… Beata incoscienza… Ecco l’immagine della morte che ci propone Gesù!

Se la morte è un sonno, allora non c’è coscienza. Solo un’attesa, nel silenzio e nel riposo. Nulla a che vedere con un’ anima che si separa del corpo, di un’anima fluida che pensa senza cervello, che vede senza occhi, che sente senza orecchie, che agisce senza corpo. Nulla di tutto questo nella Bibbia. Una tale filosofia dell’immortalità dell’anima, è di Platone, ma certamente non è un insegnamento biblico!

I nostri morti dunque non sono erranti in non so quale spazio sconosciuto, come fantasmi che soffrono delle nostre sofferenze, che vedono, impotenti, le lacrime che versiamo! Che razza di paradiso sarebbe se fossimo lì a contemplare la sofferenza di quelli che amiamo?
I morti non sono né tra le grinfie dei demoni, né in presenza di Dio, neppure in una sala d’attesa chiamata Purgatorio! Essi dormono in attesa del gran giorno in cui rivivranno. Oggi il riposo, domani la vita eterna! Ecco la visione di Gesù!
Nessuna angoscia per i nostri morti: dormono. E quando ci si sveglia non ci si rende neppure conto se sono passati alcuni minuti o alcune ore!

Quando Giovanni ha scritto l’Apocalisse ha sentito una voce che gli diceva: “Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Si, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono.” (Apocalisse 14:13)

Ma allora, se dormono si sveglieranno un giorno! E’ ciò che insegna Gesù. Ascoltate quello che dice: “ Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare perché è il Figlio dell’uomo. Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.” (Giovanni 5:26-29)

Gesù annuncia chiaramente un tempo futuro in cui ritornerà. Approfondiremo questo argomento in una prossima conferenza. E ritornerà per dare la vita a quelli che dormono nel silenzio della morte. È lui che lo promette! E promette che entreremo tutti insieme in quell’ eternità!

In quel momento, c’è anche un giudizio. Ecco cosa dice Gesù in proposito ai suoi discepoli, poco tempo prima di morire: “Quando il Figlio dell’uomo verrà con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri.”(Matt. 25:31-32)
Questo giudizio riguarda tutti gli uomini, tutti i popoli e non solo il popolo d’Israele o solo i fedeli di Gesù.
Per di più, secondo Gesù, questo giudizio non consiste in un rapporto dettagliato delle buone azioni o degli errori. Evviva! Non si tratta né di un esame di promozione di buona condotta e costume, né di un esame di conoscenze teologiche!!!
Durante il giudizio finale, inutile venire con la vostra biblioteca per riuscire all’esame, neppure con i vostri certificati o la vostra fedina penale! Qualcuno ha detto con umorismo, che Gesù sarà là con uno stetoscopio! Per ascoltare se il vostro cuore batte… Perché la sua esigenza consiste unicamente nella nostra facoltà di incontrare l’altro. L’altro che vive nella miseria, l’altro che consideriamo “piccolo”, perché Gesù rivela la sua presenza misteriosa attraverso questi “piccoli”.

Sentite come si esprime: “Allora dirà a quelli della sua destra: Venite, voi benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste;fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi.”(Matteo 25:34-36)
Gesù promette il paradiso eterno a tutta questa gente che viene da ogni parte, cultura, lingua e religione. Persone che non sono nemmeno coscienti che è Gesù che incontrano nel loro prossimo!

Questo giudizio, secondo Gesù, avverrà alla fine dei tempi… Tuttavia avviene anche adesso. Sin da ora possiamo vivere un po’ di questo regno di Dio! Sin da ora il credente passa dalla morte alla vita. Gesù dichiarerà ai suoi uditori stupiti da tanta originalità e speranza nel suo messaggio: “In verità, in verità vi dico:chi ascolta la mia parola e crede a colui che m’ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5:24)

Sin da oggi, l’avvenire feconda il presente!

Conclusione

Gesù è venuto per aprire le porte della speranza. La morte non avrà più l’ultima parola.
L’apostolo Giovanni ha ricevuto rivelazioni stupefacenti da parte di Gesù, mentre era in prigione. Da queste rivelazioni scriverà l’Apocalisse. Verso la fine di questo libro, egli vede il trionfo della vita alla fine dei tempi: “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore perché le cose di prima sono passate.” Apocalisse 21:4

A Marta e Maria, in lacrime per la morte del fratello, Gesù dice: “Io sono la risurrezione e la vita; chi che crede in me, anche se muore, vivrà!” Giovanni 11:25 (BC)

Gesù è entrato nella morte, come voi e me… con angoscia. Tuttavia, ha illuminato questa morte con la sua risurrezione, dimostrando che la morte non ha l’ultima parola. Essa rimane un mistero, ma Gesù ha piantato i semi della speranza.
Senza spiegarlo, Gesù domina la sofferenza e la morte con la sua presenza. Come lo diceva un grande pensatore, Dietrich Bonhoeffer, morto nella sofferenza: “Solo un Dio che soffre ha sufficiente potenza per venire in nostro aiuto…”

Dinanzi alla grotta, Gesù pianse… poi gridò con voce forte ed autorità: “Lazzaro, esci fuori!” Una parola dalla bocca del maestro, del padrone della vita, ed il trionfatore della morte!

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