Passaporto per…

amore-estivoIn India si racconta questa leggenda sulla creazione dell’uomo e della donna. Quando ebbe finito di creare l’uomo, il Creatore, si accorse di avere usato tutti gli elementi concreti. Non c’era rimasto più niente di solido, compatto o duro, per creare la donna.

Dopo aver pensato un bel pezzo, il Creatore prese:

la rotondità della luna, la flessibilità della vite rampicante e il tremolare dell’erba, la sottigliezza di una canna e lo sbocciare dei fiori; la lievità delle foglie e la serenità dei raggi del sole; le lacrime delle nuvole e l’instabilità del vento; la timidezza di una lepre e la vanità di un pavone; la morbidezza del petto di un uccello e la durezza di un diamante; la dolcezza del miele e la crudeltà di una tigre; il guizzare del fuoco e il freddo della neve alata; il chiacchierio di una gazza e il canto dell’usignolo; la falsità di una gru e la fedeltà di una leonessa.

Mescolando tutti questi elementi non solidi, il Creatore creò la donna e la diede all’uomo.

Dopo una settimana, l’uomo tornò e disse:

Signore, la creatura che mi hai dato rende infelice la mia vita; parla continuamente e mi tormenta in modo insopportabile, tanto che non ho riposo. Essa insiste sempre che io le dedichi sempre la mia attenzione, e così il mio tempo si spreca. Piange per ogni minima cosa e mena una vita oziosa. Io sono venuto a riportartela perché con lei non posso vivere.

Il Creatore disse: Va bene, e se la riprese.

Dopo una settimana, l’uomo tornò dal Creatore e disse:

Signore, la mia vita è così vuota da quando ti ho ridato quella creatura! Penso continuamente a lei; come ballava e come cantava; come mi guardava con la coda dell’occhio e come chiacchierava con me e poi si rannicchiava vicino. A guardarla, era così bella! E a toccarla, così morbida! Mi piaceva sentirla ridere. Per favore, ridarmela.

Il Creatore disse: Va bene; e gliela diede.

Ma dopo tre giorni, l’uomo ritornò un’altra volta e disse:

Signore, io non capisco, proprio non me lo so spiegare: ma dopo tutta la mia esperienza con questa creatura, sono arrivato alla conclusione che essa mi è fonte d’affanno più che di piacere. Ti prego riprenditela di nuovo!

Il Creatore rispose: Ma non puoi vivere neppure senza di lei!

Volse le spalle all’uomo e continuò il Suo lavoro.

L’uomo esclamò disperato: che faccio? Non posso vivere con lei e non posso vivere neppure senza di lei!

Che cos’è l’amore?

L’amore al condizionale – l’amore è accordato quando certe esigenze sono soddisfatte. E’ un amore che incatena e la sua motivazione è egoista. “Amare qualcuno non implica il possesso di questa persona. E’ offrirgli il pieno diritto di essere una persona unica. Colui che non ama veramente incatena l’altro e lo rende schiavo. L’amore dovrebbe essere il suolo nel quale l’essere umano cresce. Lo arricchisce senza limitarlo o restringerlo. L’amore è un dono mentre noi spesso lo consideriamo come un imprigionamento” (Howard Whitman).

L’amore consequenziale – si ama perché l’altro è qualcosa, possiede qualcosa o fa qualcosa. E’ un amore fondato sul timore di perdere «qualche cosa» (la bellezza, il denaro, il prestigio, ecc.). “Per amare l’altro non basta compiacersi della sua bellezza e bontà… ma bisogna sintonizzassi con i suoi risvolti oscuri, imprevedibili, ambigui, di apparenza sgradevole, compromettersi in altre parole con l’ombra” (Pignatelli).

L’amore malgrado tutto – 1 Corinzi 13 – è il tipo d’amore che Gesù ha per noi. “Amare significa essere pronti a condividere se stessi, la propria persona, a dare e donarsi per l’altro, fino al sacrificio della propria vita” (Vandenvelde).

“L’amore è un sentimento da imparare, è tensione e completamento. E’ desiderio profondo e ostilità. E’ gioia ed è pena. Non c’è una cosa senza l’altra. La felicità è soltanto una parte dell’amore. E’ questo che si deve imparare. Anche la sofferenza fa parte dell’amore. E’ questo il mistero dell’amore, la sua bellezza e il suo fardello” (Walter Trobisch).

“Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24)

Che cosa significa lasciare suo padre e sua madre? Come, perché e quando è importante lasciare i genitori?

Pensieri:

  • Lasciare perché la condizione che si vive è diventata inaccettabile e insopportabile come dato biologico, psicologico, sociale e spirituale.
  • Lasciare per una prospettiva futura di condivisione, di attese migliori o per consolidare un rapporto d’amore.
  • Lasciare nell’ambiente di Gen 2:24 significa ristrutturazione della propria persona in rapporto alla persona amata e in rapporto a Dio, perché è sua volontà che i due divengano “una sola carne”.
  • Lasciare presuppone un distacco, un abbandono da qualcosa e/o da qualcuno; indica fine di un rapporto, di una condizione.

Ogni scelta di vita comporta l’inevitabile stato di conflitto tra due o più aspettative e/o condizioni di vita contrapposte, le quali possono avere contenuti positivi e negativi. Il matrimonio non sfugge a questa regola di vita.

Il distacco è inevitabile e, l’adolescenza, dovrebbe segnare un passo significativo in questo senso, nel momento in cui ci si avvicina al gruppo dei pari, per una nuova esperienza diversa da quella vissuta con i genitori. Essa dovrebbe essere preludio del reale distacco in termini economici e affettivi, ma ciò, nella stragrande maggiorana dei casi, non avviene. Oggi ci confrontiamo col dramma dell’adolescenza protratta. Il giovane è legato ai genitori, finanziariamente fino ai 30 e più anni e, ancor peggio, da un legame affettivo.

Una volta superata l’età della fanciullezza e dell’adolescenza, caratterizzata dalla dipendenza materiale, psicologica e morale, l’uomo – divenuto adulto – non solamente può, ma deve staccarsi dai genitori, ponendo fine allo stato di dipendenza dalla cellula familiare, superandola, creando una base autonoma, adulta, egualitaria, pur conservando reciproco rispetto e amore.

Bisogna porre fine ad un rapporto per costruirne un’altro con presupposti che sono propri, acquisti ed interiorizzati e personalizzati, quali: la fedeltà, la spiritualità, l’amore, la creatività, l’accoglienza, il coraggio, la fertilità, l’abbandono.

Fusione: “Egli si legherà, unirà, s’attaccherà alla sua donna”.

L’uomo è stato chiamato a lasciare suo padre e sua madre, non per creare una condizione d’indipendenza solitaria, ma per acquisire l’autonomia indispensabile per una nuova cellula familiare.

Beneficiando della vita e dell’educazione ricevuta, l’uomo deve assumersi le proprie responsabilità d’adulto che consiste nel realizzare un’unione coniugale caratterizzata da quattro dimensioni:

  1. spirituale – nel rispetto del piano divino
  2. psicologica – unità dei sentimenti (emozioni)
  3. fisiologica – unità dei corpi
  4. sociale – testimonianza

Conclusione

Che cos’è il Matrimonio?

  • Il matrimonio è un santuario in cui due cuori s’incontrano e si purificano nell’amore di Dio, in Cristo Gesù e nell’opera dello Spirito Santo.
  • Il matrimonio è un santuario, in cui Dio desidera essere onorato ed adorato mediante la preghiera, lo studio della Parola, la serenità, l’amicizia, l’unità e l’amore.
  • Il matrimonio è un santuario dove i principi relativi al matrimonio stabiliti da Dio nella sua Parola, principi di fedeltà, di onestà, di trasparenza, di perdono, ecc… sono riferimenti assoluti inalienabili.

“Il matrimonio giustamente vissuto e conservato, fa gustare la felicità e le gioie più genuine già concesse in Eden prima che il peccato vi penetrasse…il matrimonio porta un po’ di cielo nella vita di ciascuno. Tuttavia quest’ideale può essere raggiunto soltanto se marito e moglie mantengono delle ottime relazioni tra loro e con Dio, se entrambi si adopereranno per un focolare felice caratterizzato da quegli attributi che stanno alla base delle vera felicità”.

«L’avvenire del matrimonio non dipende dal possedere o meno una casa ed un lavoro; esso è assicurato soprattutto dai fondamenti morali e di relazione dei due sposi».

L’uomo più felice è quello che è in grado di collegare la fine della sua vita con l’inizio di essa.

Past. Francesco Zenzale

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