Ecclesiologia

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1. La Santa Cena

 bread_main1La Cena del Signore è una parte distintiva del culto cristiano. Secondo il Nuovo Testamento Gesù la istituì mentre celebrava la Pasqua insieme ai suoi discepoli la notte prima della sua morte (Matteo 26:26-29; Marco 14:22-25; Luca 22:14-19; 1Corinzi 11:23-25). Normalmente si riceve il battesimo soltanto una volta nella vita per esprimere la grande svolta che la salvezza implica. Ma un cristiano celebra ripetutamente la Cena del Signore. Essa svolge un ruolo diverso nella sua esperienza. I Cristiani chiamano questo rito in diversi modi. «Eucaristia», che significa “ringraziamento”, è uno dei più antichi. «Cena del Signore» è il nome abitualmente dato tra i Protestanti che parlano anche di “Comunione”. I Cattolici Romani la chiamano “Messa”. I Cristiani hanno interpretato in modi diversi anche il suo significato. Secondo la dottrina cattolica della transustanziazione, Cristo è fisicamente presente negli elementi. Con le parole del prete (Hoc est corpus meum = questo è il mio corpo), l’essenza del pane e del vino si muta in quella del corpo e del sangue di Cristo, sebbene la loro forma esteriore rimanga la stessa. In accordo con questo modo di comprendere, la messa è considerata un sacrificio, e la condivisione degli elementi è un mezzo per ricevere grazia.

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2. Il battesimo

baptism_main2L’abate Crampon, commentando Romani 6-3-8 scriveva: «Nei primi secoli il battesimo veniva conferito per immersione; il catecumeno veniva interamente sommerso nell’acqua, dalla quale usciva subito. Paolo, in questo duplice rito, non vede solo un simbolo esteriore della morte (seguita da seppellimento) e della risurrezione (l’uscita dal sepolcro) di Gesù Cristo; egli vi attribuisce un significato più intimo: l’immersione è la morte al peccato, è il vecchio uomo, l’uomo secondo la carne, che scompare sotto le acque e viene seppellito come in un sepolcro; l’emersione è la nascita dell’uomo nuovo, dell’uomo rigenerato dallo Spirito Santo». E a proposito dello stesso versetto un altro commentatore dice: «La discesa nell’acqua rappresenta sempre un’immersione e perciò un seppellimento, mentre l’uscita dall’acqua raffigura una risurrezione. Come il seppellimento è la definitiva constatazione della realtà della morte e la rottura dell’ultimo legame dell’uomo con la sua vita terrena, così il battesimo del credente dimostra pubblicamente la sua morte al peccato implicata nella sua fede e la radicale rottura con la sua vecchia vita mondana ed egoistica» – F. Godet, Commentaire sur l’épitre aux Romains , vol. 2, p. 20.

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3. La Chiesa corpo di Cristo

cultprayer_7244Per i cristiani il termine «chiesa» indica l’assemblea dei credenti, l’insieme dei discepoli di Gesù chiamati fuori dal mondo da un appello amorevole di Dio in vista di una nuova vita in Cristo, il Signore.
Nelle Scritture la chiesa è additata con molte espressioni quali «il popolo di Dio» (1Pt 2:10), «l’Israele di Dio» (Gl 6:16), «Il tempio di Dio» (1Co 3:16), «la famiglia» più vera di quella carnale poiché fondata sulla fede» (Lc 18:28-30; Mc 3:31-35). La chiesa è «colonna e base della verità» (1Ti 3:15), la «sposa di Cristo» (Ef 5:25-27 Ap 21:2 e 22:17). Essa è lo strumento di amore e di fedeltà, attraverso la quale Dio fa conoscere al mondo la sua ampiezza (Ef 3: 8-10). Essa è luce del mondo e sale della terra (Mt 5:13-14). Nel pensiero Pietrino la chiesa è «una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo.» (1 Pietro 2:9). In una celebre immagine paolina la chiesa è definita come “il corpo di Cristo”; questa espressione offre un’idea chiara dello spirito di unità, di simpatia, di tolleranza e d’amore che deve regnare fra coloro che, sapendosi salvati dalla grazia divina, si uniscono per compiere la sua missione. Quando Cristo opera nel mondo oggi, lo fa attraverso il suo corpo, la chiesa, ossia noi!

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4. Origini della chiesa Avventista

1850tentmeetingLa Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno è un movimento mondiale presente nella società da oltre un secolo e mezzo. Essa si sviluppa nel solco tracciato dal protestantesimo americano e accetta i grandi principi della Riforma: sola fides, sola gratia, sola Scriptura . Il suo credo scaturisce da uno studio attento della Bibbia, unica e autorevole regola di fede. Diversamente dalle altre Chiese protestanti, essa crede che la salvezza per grazia non escluda l’osservanza dei comandamenti, ma che ne valorizzi l’importanza. Nella sua comprensione delle cose, si considera strumento per annunciare il messaggio della grazia di Dio attraverso la testimonianza religiosa ed etica, la presenza sociale, l’azione educativa, la difesa delle libertà civili, la solidarietà fraterna, ecc.

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5. Avvenstismo e movimento di risveglio

kings_mainL’attesa del ritorno di Cristo ha segnato la Chiesa cristiana fin dalle sue origini. Gesù aveva insegnato a pregare «Venga il tuo regno», aveva profetizzato la sua venuta in gloria e gli angeli l’avevano confermata in occasione della sua ascensione. I primi cristiani erano fortemente attaccati a questo insegnamento e gli apostoli lo sostenevano, anche se nessuno sapeva quando questo evento si sarebbe manifestato. L’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, attraverso forti immagini aveva colorato l’evento più importante della storia. I periodi di crisi hanno fortemente amplificato la riflessione escatologica e, perciò, non ci sorprende vederla fiorire vivacemente nel diciannovesimo secolo, in piena rivoluzione industriale. Gli enormi progressi della scienza registrati, le idee innovative sviluppate erano per alcuni promessa di un’epoca di benessere; ma gli sconvolgimenti politici, le guerre mondiali sono stati, per altri, motivo di preoccupazione e attesa intensa di soluzioni radicali come la venuta di Cristo in gloria.

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6. Il dono della semplicità

bambiniLa chiesa è come un “teatro della grazia”, dove il mondo può vedere cosa accade quando il regno di Dio diventa realtà nella vita dell’uomo. Pertanto è stimolante cercare di comprendere il Cristianesimo, ma lo è molto di più viverlo. Coloro che ricevono la salvezza sono “nati di nuovo”, “giustificati” e “santificati” (1 Co 1:30). Di fatto essi hanno già iniziato l’esperienza della “vita eterna” (1 Gv 3:14). La loro situazione è trasformata completamente e si trovano in una relazione completamente nuova con Dio. Cosa ancora più importante, questa trasformazione è totalmente un dono di Dio. Gli uomini non fanno niente che la meriti o che contribuisca a farla meritare: tutto ciò che debbono fare è accettarla e viverla. Di per se stesso, questo semplice fatto dovrebbe essere motivo di grande gioia, ma esso è solo una parte della buona notizia. La salvezza implica sia una trasformazione della vita dell’uomo che un mutamento di stile di vita, e influenza sia ciò che facciamo che quello che siamo.

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7. Il matrimonio

bolognaL’insegnamento biblico sul matrimonio è riassunto nell’affermazione: ” Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne ” (Genesi 2:24). Questo versetto è pure citato dal Signore Gesù (Matteo 19:5) e dall’apostolo Paolo (Efesini 5:31) come autorevole insegnamento di base sul matrimonio. In questo versetto la parola chiave è «una sola carne. Essa sottolinea l’intima comunione ed integrazione umana che avviene fra un uomo ed una donna e di cui l’aspetto fisico è espressione tangibile. Essa stabilisce così che il matrimonio sia la più profonda unità fisica e spirituale che avvenga fra un uomo ed una donna. In occasione della creazione di Eva, Iddio osserva: ” Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui ” (Genesi 2:18). Egli indica così, in qualche modo, l’incompletezza dell’uomo o della donna privi l’uno dell’altra e stabilisce il matrimonio come mezzo per raggiungere questa completezza.

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8. Single

calvin_4847Essere singolo è uno stato transitorio, o almeno lo si spera. Lo è stato per me che ho vissuto da solo per circa otto anni. Lavoravo per uno, cucinavo per uno, facevo le compere per uno; decidevo da solo senza essere messo in discussione e nessuno mi rimproverava se tornavo a casa in una certa ora. Non avevo, apparentemente, bisogno di nessuno. Non appartenevo ad un “noi”, ma a me stesso e quando mi valutavo, chiedendomi chi sono, non avevo l’appoggio di qualcuno né una spalla su cui lenire le mie ferite. Non ricevevo uno sguardo d’amore di un’altra trasmettendovi valore e senso di appartenenza. Appartenevo al mondo, forse a me stesso, ma non a qualcuno. L’altro era la mia immagine riflessa nello specchio. Gli stessi occhi, lo stesso sguardo, ecc., ero sempre io che dovevo decidere se mi piaceva quel che vedevo. L’altro ero io! E, come narciso, si rischia di non riuscire più a distanziarsi da se stessi dovutamente, al punto di non avvertire, nel tempo, il bisogno dell’altro e mentre ci si guarda in uno specchio d’acqua, ci si vede come altro e quindi ci si innamora di se stessi.

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9. La porta dell’amore

bleeding-heart_6545Ci piacerebbe entrare dalla «porta dell’amore»; ma come possiamo sapere se il nostro amore è abbastanza profondo per guidarci ad una unione che dura tutta la vita, ad una fedeltà assoluta? Come possiamo essere sicuri che il nostro amore è abbastanza maturo da pronunciare i voti matrimoniali nella consapevolezza di stare insieme tutta la vita fino a che morte non ci separi? L’insicurezza, da tempo, ha invaso la sfera dei sentimenti e i giovani, sempre più, si trovano spesso a fare scelte «prova» per capire se «funziona»; se è il partner giusto col il quale è possibile approdare nel matrimonio con la certezza di proseguire nel tempo. Secondo uno studio sociologico della Ohio State University, il 40% della coppie che coabitano prese in esame, erano convolate a giuste nozze dopo 4-7 anni, mentre il 42% aveva messo fine alla relazione.

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10. L’infedeltà coniugale

world_in_danger_10198L’infedeltà ai voti matrimoniali è stata considerata generalmente come adulterio o fornicazione. Comunque la parola fornicazione, nel Nuovo Testamento, comprende altri tipi di comportamenti sessuali devianti (cfr. 1 Cor 6:9; 1 Tm 1:9,10; Rm 1:24-27). Quindi le perversioni sessuali, compresi l’incesto, l’abuso sessuale sui minori e le pratiche omosessuali sono considerati comportamenti sessuali impropri e una violazione del piano divino per il matrimonio. In quanto tali sono già un valido motivo di divorzio. Il settimo comandamento « Non commettere adulterio » (Es 20:14) esige il rispetto dell’affettività propria e altrui. Secondo il pensiero biblico, l’adulterio implica una mancanza di rispetto tanto verso la famiglia, quanto al progetto divino che prevede per la coppia il divenire «una sola carne» (Gn 2:24). Questo comandamento condanna il tradimento, lo sfruttamento, la discriminazione e l’abuso degli altri come forme indegne di degradazione e promuove i valori dell’amore, della fedeltà, il rispetto dei legami familiari, dell’intimità della persona e dei suoi sentimenti.

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11. La dignità del corpo

5Possiamo riassumere molte delle caratteristiche della nostra esistenza dicendo che l’essere umano è essenzialmente corporeo. Esistiamo in una forma corporea. Non si tratta semplicemente del fatto che abbiamo un corpo. Più precisamente, noi siamo il corpo. Troviamo questa fondamentale caratteristica dell’esistenza umana in una delle più importanti dichiarazioni bibliche sull’uomo: « Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente » (Gen. 2:7 CEI). Il corpo, dunque, l’organismo fisico, è un aspetto costitutivo dell’esistenza umana. Non possiamo immaginare la vita umana al di fuori di un qualche tipo di corpo. In realtà, un essere umano senza un corpo costituirebbe una contraddizione di termini.

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12. Norme di vita sana

9La Parola di Dio ha molto da dirci circa sul come possiamo mantenere il nostro corpo e la nostra mente in buono stato. Studiando la Bibbia scopriamo che Dio è interessato alla nostra salute totale. Per captare con chiarezza l’interesse che Dio ha nel nostro stato fisico, mentale e spirituale, è sufficiente soffermarsi su come Gesù si interessava ai bisogni della gente. Gesù, rispondendo alla domanda di Filippo disse: «Chi ha visto me, ha visto il Padre.» (Giovanni 14:9). Gesù fu un enigma per la gente del suo tempo. Il suo comportamento non era in armonia con le prospettive che il popolo aveva del Messia che essi aspettavano. Non stimolò la lotta per abbattere l’Impero Romano e fare di Israele la potenza suprema del mondo, si dedicava a guarire i corpi e le menti della gente. Gente povera, malati, bambini, individui a chi trovavano per le strade. Spesso dedicava più tempo a guarire che a predicare. Come dice il Bibbia: «Gesù, smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati» (Matteo 14:14).

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13. Economi di Dio

offeringbasket4La chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno è una comunità filantropica. Essa ama il prossimo e si interessa concretamente alla felicità degli altri. Da un numero sparuto di fedeli che nel 1884 si era ritrovato per studiare le verità bibliche ad oggi, la Chiesa Cristiana Avventista ha avuto un notevole sviluppo. Già negli ultimi decenni del secolo scorso aveva valicato i confini degli Stati Uniti e si era diffusa in diverse nazioni. Oggi è presente e ben organizzata in 210 paesi del mondo con oltre 18 milioni di membri. (Dicembre 2007), 4500 scuole primarie, 1248 scuole secondarie, 95 scuole superiori e universitarie, 166 Ospedali e sanatori, 371 Cliniche e dispensari, 12 Imbarcazioni e aerei medici, 147 case di riposo, 2440 progetti umanitari realizzati, 56 case editrici, 27 industrie alimentari, 3217 radio (diffusione quotidiana o settimanale), 4355 programmi televisivi (diffusione settimanale), 10 centri audiovisivi Come la Chiesa Avventista riesce a portare avanti e con successo l’opera del Signore nel mondo, facendo del bene a tanta gente?

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14. Il discepolato

sfondo_sdaNel pensiero di alcuni, “chiamata” o “vocazione”, come spesso si dice, è sinonimo di “chiamata al ministero pastorale”. Essi credono che i pastori siano diversi da tutti gli altri perché il loro lavoro è il più importante di tutti e anche perché Dio è meno interessato, certamente meno impegnato, ad aiutare gli altri a capire quello che debbono fare della loro vita. Secondo questo modo di ragionare, i pastori, e solo i pastori, sono divinamente chiamati al loro lavoro. Inoltre, questa chiamata giungerebbe spesso attraverso vie straordinarie, in modo non dissimile dal modo in cui erano chiamati i profeti biblici (cf. Is 6:8-10; Ger 1:4-10; Ez 2:1-4). In contrasto con questo modo popolare di capire, il Nuovo Testamento mostra come tutti i Cristiani siano “chiamati”. Di fatto, essere “chiamati” è parte del significato stesso dell’essere cristiani (ad es. Ro 8:28,30; 1 Co 1:9). Quelli che sono chiamati accettano la salvezza ed entrano in una nuova vita in Cristo dimostrando la loro vocazione nella vita quotidiana. Ciò significa che tutti noi siamo divinamente chiamati. Dio vuole che noi siamo i suoi rappresentanti qualunque sia l’attività che svolgiamo per vivere. Qualunque tipo di lavoro può essere un mezzo per servire il Signore.

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15. La maturità spirituale

light_main1Il Nuovo Testamento chiarisce molto bene che la volontà di Dio per ogni credente è la maturità spirituale. Egli vuole che cresciamo. Paolo, in Efesini 4:14-15, ha scritto: « Affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina […], ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo ». Il fine ultimo della nostra crescita spirituale è diventare simili a Gesù. Il piano di Dio per noi sin dall’inizio è stato di farci diventare come suo Figlio. «Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli» (Romani 8:29). Dio vuole che ogni credente sviluppi il carattere di Cristo» (Cfr. Efesini 4:12; 2Corinzi 4:12). La domanda cruciale, allora, è: Come avviene la crescita spirituale? Come si cresce in Cristo?

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16. La santificazione

cross_main1Dal gr. Hagiasmos da hagiazò = consacrare, mettere da parte e dal latino sanctus. L’idea fondamentale espressa è quella di qualcosa di separato o radicalmente differente dall’ordinario. Ciò che è santo contrasta con tutto ciò che è profano o, in altri termini, secolare. Nell’Antico Testamento il termine “santo” viene applicato principalmente a Dio e solo secondariamente alle cose che stanno in relazione con lui: il tempio, i sacerdoti e anche il popolo d’Israele. Quando il Nuovo Testamento descrive i membri di chiesa come santi, si riferisce alla loro peculiare relazione con Dio. In quanto santi sono persone appartate per uno scopo speciale e, come i sacerdoti e i sacrifici del culto ebraico, essi debbono essere puri e innocenti. Questo è il motivo per cui il Nuovo Testamento insiste sulla purezza personale e sul corretto modo di vivere tra i discepoli di Cristo.

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17. Questo non è un uomo

mes20081L’insieme degli insegnamenti che emergono dalla lettura di questi salmi presentano l’uomo, che uomo non è, «che aspira ad avere cose e a soggiogare persone, fino a schiavizzare i propri figli e chi con lui divide la vita. Ammalato di successo, attento solo ad apparire [.] Un uomo che, per esistere visibilmente, diventa un falsario, un fedifrago, un infedele, un incoerente e che subito trova una filosofia che fa della flessibilità una dote e della coerenza una malattia, una rinuncia al mercato dell’imporsi e dunque dell’esistere. Un uomo che considera la saggezza una triste modalità di rappresentare la pro­pria incapacità a vivere in questo mondo [.] Un uomo attaccato solo al presente, che così cancella l’eterno e il senso o il dramma della morte, e riduce la vita a una serie di momenti, uno staccato dall’altro, ciascuno con un proprio non-senso». Un uomo che si sente eterno e ignora di poter morire fra un attimo, che come il ricco stolto della parabola esclama: «Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divèrtiti» (Luca 12:19) è un pagliaccio ubriaco con i lineamenti di uomo. Un uomo che non si rende conto che la vita è come un labirinto in attesa di essere immolata da un destino ineluttabile: la morte, che è confezionata con la vita, è parte dello stesso esistere: per non morire non dovevamo nascere.

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18. La disciplina ecclesiastica

pluggedIn_main1«Bisogna vegliare sulla santità della chiesa, affinché possa comparire davanti a Dio senza sporcizia, rivestita del vestito immacolato della giustizia di Cristo» (Testimonies vol. 3, pag. 237). La chiesa non sarà mai quella che i nostri cuori desiderano e, per quanto possiamo lottare, essa sarà sempre soggetta ad errori. E. G. White, scrisse che fino al ritorno di Cristo essa sarà «latitante», in altre parole in una condizione in cui ci saranno dei membri che diserteranno le riunioni, che saranno presuntuosi ed arroganti, membri che parleranno troppo e ascolteranno poco, membri che violeranno la professione di fede e che non offriranno al Signore un servizio disinteressato. L’apostolo Paolo, aveva preventivamene, avvisato gli anziani di Efeso che dopo la sua «partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli» ( Atti 20:29-30).

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19. L’ecumenismo e i movimenti carismatici e pentecostali

helpme_mainLe chiese che sono al di fuori del movimento ecumenico appartengono alla famiglia delle chiese protestanti. I cattolici, pur non facendo parte del Consiglio ecumenico, non sono in opposizione al dialogo, anche se perseguono l’obiettivo di ricondurre tutte le chiese separate o scismatiche in «un solo gregge e sotto un solo pastore». Gli evangelici radicali e pentecostali, con il loro rifiuto a entrare a far parte del movimento, esprimono le loro riserve circa il modo di ricercare il dialogo. Essi sono scettici circa i tentativi umani di volere l’unità della chiesa; vi scorgono una certa ambiguità. Un confronto basato solo su discussioni, commissioni, comitati, cioè tramite strutture, è destinato inevitabilmente a essere sopraffatto. Alla base di questo pessimismo, c’è una lettura biblica letteralistica, in forte opposizione con il protestantesimo liberale, all’interno del quale è sorto il movimento ecumenico. A quel progetto, uomini consacrati e lungimiranti, vi si sono dedicati per circa un secolo, senza però riuscire a realizzarlo. L’ecumenismo, pur avendo ottenuto alcuni importanti risultati, resta un progetto incompiuto. Willelm A. Visser’t Hooft, primo segretario generale del CEC rimasto in carica dal 1948 al 1966, ha detto: «Siamo ancora molto lontani dalla meta».

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20. Il Digiuno

bread_main1Digiunare (Ebr. som; gr. nestéuo) digiuno (gr. nestéia), che non mangia – essere privo di cibo o fare a meno del cibo. I pagani digiunavano per timore dei demoni, come misura efficace per prepararsi all’incontro con le divinità; in segno di lutto, per la buona riuscita nella magia. Inoltre, era richiesto in certi riti della fertilità. Ad Atene ‘e nesteia’ è il nome dato al giorno del digiuno, celebrato nella festa della fecondità delle donne, nel mese di ottobre. L’astinenza sessuale rendeva più ricettivi le forze divine della fecondità. Presso gli israeliti alle manifestazioni di cordoglio per la morte di una persona cara si accompagnava di regola il digiuno (1 Samuele 31:13; 2 Samuele 1:12; 3:35), che generalmente durava fino al tramonto del sole, ma talvolta si prolungava per parecchi giorni ed era interrotto la sera con una parca cena (2 Samuele 3:35; Geremia 16:7; Ezechiele 24:17,22; Osea 9:4).. Il digiuno deve essere vissuto come segno di umiliazione dell’uomo nel cospetto di Dio (es.: i Niniviti); come segno è simbolo del ‘non ancora’ – la chiesa reclama con intensità il ritorno di Cristo e come distacco dalla realtà terrena, da tutto ciò che è ciclico come il mangiare, il giocare ecc., per vivere momenti di intensa spiritualità.

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21. Uso e abuso della lingua

Cleansed_main_medium«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta… Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!  Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo… Siate dunque imitatori di Dio…»   (Efesini 4:29,31-32; 5:1). La Bibbia ha molto da dire sull’uso della lingua, sulle labbra, sulla bocca, sulle parole e sul linguaggio. Dio ha creato l’uomo secondo la sua immagine. Ha dato all’uomo la capacità di parlare e farsi comprendere, esprimendosi con parole e con frasi. Quando Dio diede all’uomo questa capacità, gli trasmise anche una parte della sua autorità e della sua creatività. E’ stata, infatti, la Parola di Dio che ha creato tutto ciò che è vivente. (Salmo 33, 6; Ebrei 11,3). La forza della parola ha grande influenza sul nostro comportamento.  E’ bene quindi considerare questo argomento molto seriamente.

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22. Ecclesia semper reformanda est

dillo_al_mondo2«Dobbiamo tentare di comprendere di nuovo il senso della grazia e della vocazione a seguire Gesù nel loro giusto rapporto reciproco. Non possiamo più, oggi, eludere il problema. Diviene sempre più evidente che la difficoltà della nostra chiesa, sta solo nel problema di come vivere, oggi, da veri cristiani». – D. Bonhoeffer. La chiesa, comunità di credenti, è una realtà sociale religiosa ineluttabilmente fragile e eterogenea dovuta all’estrazione sociale, culturale, religiosa ed etnica. Il suo co-esistere e la sua capacità di interagire nel presente e di proiettarsi nel futuro sono intimamente legati a due fattori fondamentali: il primo, è l’identità del singolo credente, ovvero la percezione che uno ha di sé e che mantiene nonostante il passare del tempo e le variazioni che questo produce nella modificazione del proprio corpo e della propria personalità e spiritualità. Il secondo è l’identità sociale che si lega ai valori, definiti da Dio e al riconoscimento ecclesiale che ciascuno espleta nell’ambito della comunità e per estensione nella realtà sociale extra ecclesiale.

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La redazione

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