Il Sabato nel Nuovo Testamento

Di Vincenzo Castro*

gesu2Gesù e il Sabato

La maggior parte della cristianità sostiene che Gesù è venuto per abolire il Sabato; questo spiega perché molti cristiani osservano la Domenica. Le cose stanno veramente così? Il Nuovo Testamento afferma veramente questo?
Mt 5:17 “Io non sono venuto per abolire ma per compire”. Da questo versetto vediamo che Gesù stesso sottolinea che non è venuto per abolire ma per compire, o adempiere, come affermano altre versioni; infatti Egli continua dicendo che finché esisteranno il cielo e la terra nemmeno un apice passerà della legge. Quindi Gesù non è venuto ad abolire la legge.
Gesù ha dimostrato, attraverso il suo esempio, che nemmeno il Sabato è stato abolito, tanto è vero che in giorno di Sabato si recava nella sinagoga (Lc 4:16). Egli stesso si è definito “Signore del Sabato” (Mc 2:28).
A questo punto si potrebbe obiettare: Gesù è nato sotto la legge quindi doveva osservarla (Gl 4:4). In realtà sia i discepoli che i primi cristiani provenienti dal mondo ebraico erano nati sotto la legge, eppure costoro non hanno osservato le leggi cerimoniali, dopo la morte di Cristo, mentre osservavano il Sabato. In Mt 24:20 parlando della distruzione di Gerusalemme, Gesù disse: “Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno nè di Sabato”.
Se per Gesù, il Sabato dopo la sua morte avesse dovuto essere abolito, non avrebbe fatto nessuna menzione del Sabato, o avrebbe potuto dire che il giorno di riposo sarebbe stato la Domenica, tenuto conto che la distruzione di Gerusalemme si è poi avverata nell’anno 70 d.C.
In realtà non troviamo nella Scrittura nessuna parola di Gesù contro il Sabato, anzi vediamo, attraverso uno studio attento, che Gesù è venuto a mostrarci la vera osservanza del Sabato. In Lc 24:1 vediamo che le donne si sono riposate il Sabato secondo il comandamento. Il primo giorno della settimana, la Domenica, si sono recate al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Quindi non abbiamo nessuna menzione a proposito del cambiamento del giorno di riposo.

I discepoli e il Sabato

Gesù parlando con i dodici , dopo la risurrezione, di tutto ciò che lo riguardava (Lc 24:44-48), non ha fatto nessun accenno al cambiamento del giorno di riposo.
Teniamo conto che gli evangeli sono stati scritti intorno agli anni 50,55-80 d.C.: ciò dimostra che né Gesù, né i suoi discepoli hanno presentato un insegnamento nuovo riguardo al quarto comandamento.
Ecco quanto ha scritto A.Villien, cattolico, “Gli apostoli non hanno emesso un decreto per rimpiazzare l’osservanza del Sabato con quella della Domenica; noi sappiamo al contrario che essi hanno continuato a frequentare il tempio e la sinagoga il giorno di Sabato”. (1)
Se Gesù e i suoi discepoli non hanno ricevuto né dato alcuna autorità al cambiamento del quarto comandamento, con quale diritto la cristianità ha cambiato il giorno di riposo? Essa si giustifica dicendo che Paolo ha dichiarato il Sabato abolito e che i cristiani hanno incominciato a osservare la Domenica dopo la risurrezione di Gesù. E’ vero tutto questo? Nel prossimo argomento esamineremo i testi che vengono citati a sostegno di questa tesi.

Paolo e il Sabato

Uno dei testi citati per sostenere il fatto che il Sabato è stato abolito, è quello di Col 2:14-17: “Avendo cancellato l’atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; e quell’atto ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; e avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce. Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a noviluni o a Sabati, che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo”. Per meglio comprendere il contesto leggiamo i versetti 8-10,13 di questo capitolo: “Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi la sua preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi del mondo, e non secondo Cristo; poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della deità, e in Lui voi avete tutto pienamente. Egli è il corpo d’ogni principato e di ogni potestà;…E voi, che eravate morti nei falli e nella incirconcisione della vostra carne, voi dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli”. Questa lettera è stata indirizzata ai cristiani della Chiesa di Colosse, città situata in Asia Minore. Paolo era preoccupato a causa degli insegnamenti falsi e delle dottrine perniciose (Col 1:23).
Le eresie di cui parla Paolo, sono diverse tra le quali il culto degli angeli (2:18), l’intercessione degli angeli tra l’uomo e Dio; eresie che usurpano a Cristo il ruolo di intercessore (1:15-20; 2:9,10).
A partire dal v.14 molti affermano che Paolo ha abolito il quarto comandamento. Chi sostiene questa tesi afferma che l’atto accusatore sarebbe il decalogo. Se Paolo avesse voluto parlare del decalogo non avrebbe dovuto utilizzare il termine “chirografo”, ma “entole”. Ecco come ha commentato questo testo uno studioso cattolico, Elio Peretto: “Il termine “chirografo” (tradotto sottoscrizione) è frequente nella lingua ellenistica dei papiri ed indica ogni forma di firma in uso negli affari e nel commercio, dall’ordinazione della merce alla ricevuta, alla fattura, alla registrazione del debito, alla bolletta di accompagnamento. Quando la fattura era pagata o il debito estinto, vi si tirava sopra una croce. Chirografo significa firma fatta di proprio pugno, come può avvenire per la contrazione di un debito, per l’accettazione di un’ ipoteca, per la stipulazione di un contratto. Nel versetto si tratta di un debito che tutta l’umanità ha contratto e sottoscritto davanti a Dio; vi si riconosce la firma. E’ un’ ipoteca che grava sul genere umano dal momento dell’ intrusione del peccato e che il genere umano non può non riconoscere, come i colossesi avevano riconosciuto le loro trasgressioni e il loro stato di “incirconcisi”. In maniera estrosa ed immaginosa, Paolo dichiara che tutti gli uomini sono debitori insolubili di Dio. La frase “annullando le nostre obbligazioni” annuncia che i debiti dell’uomo nei confronti di Dio sono decaduti (lett. cancellati). Secondo Paolo Dio ha perdonato tutti i peccati e ha riscattato il documento che conteneva la somma del nostro “Dare”.(2)
Col 2:16,17: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a noviluni o a Sabati, che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo”. “Paolo allude a un “tizio” che cerca di introdurre il suo punto di vista come il solo vero e valido. Da qui l’origine del suo atteggiamento critico verso coloro che non apprezzano la sua “filosofia”. Il contrasto avviene su alcune pratiche concernenti il “cibarsi” e i “tempi sacri”. La terminologia risente del vocabolario liturgico pagano e di quello rituale vetero-testamentario. “Cibi e bevande” (lett. in fatto di mangiare e bere) non sono in relazione con la distinzione giudaica tra elementi puri e impuri (Lv.11), ma con le pratiche dei digiuni sulla falsariga dell’ascetismo pagano. Ciò appare evidente nei vv.21-23, che rispettivamente rimarcano alcune proibizioni e l’astensione da determinati cibi.
L’ascesi e il digiuno predisponevano alle rivelazioni. I tempi sacri sono indicati con i termini “festa annuale”, “noviluni”, “settimane”, “Sabati”). Nonostante l’elenco abbia degli evidenti riscontri nell’Antico Testamento e segnali giorni particolarmente dedicati al servizio di Dio (cfr. Os 2:13; Ez 47:17), non è una citazione della legge mosaica. Il trittico sostanzialmente vuol dire che le pratiche del digiuno si accompagnavano all’osservanza dei tempi sacri, il cui calendario era fissato per un anno, per un mese e per una settimana. Questa divisione sembra alludere alla credenza che la nascita e il destino dell’uomo sono fissati dagli elementi del mondo e sono interpretabili osservando il corso degli astri. E’ probabile che il “Filosofo” consigliasse ai cristiani di cercare la salvezza per questa via.(3)
V. 17: “ombra di cose future”. Alcuni vedono in questo versetto una allusione alle feste ebraiche, o Sabati annuali. Una cosa è certa, Col 2:16,17 non parla contro il quarto comandamento, il Sabato, ma contro le feste sia pagane che ebraiche che non hanno nulla a che fare con il giorno del Signore (Mc 2:28).
Gal 4:8-10: “Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni”. Alcuni vedono al v. 10 un’allusione al quarto comandamento, il Sabato, affermando quindi che Paolo lo avrebbe annullato. L’apostolo mette in evidenza al v.8 che quando essi, Galati, erano stati pagani, non conoscevano Dio e camminavano secondo le pratiche pagane e si rivolgevano a loro in questi termini, “ma ora, (v.9) che avete conosciuto Dio, come potete vivere secondo l’insegnamento pagano?” Tra queste dottrine vi era l’osservanza di giorni, mesi, stagioni ed anni (v.10). A questo punto ci sono due riflessioni da fare:

  1. Se Paolo si rivolge ad una chiesa composta da cristiani provenienti dal paganesimo non si comprende come poteva fare menzione del Sabato in quanto loro non l’osservavano.
  2. Se Paolo si rivolge ad una chiesa composta da giudei e pagani è interessante notare che Paolo non parla del Sabato, ma di mesi, giorni, stagioni e anni, quindi Paolo sta ad indicare alcuni periodi considerati festivi.

Secondo Ugo Vanni “si allude a varie pratiche religiose, legate ad un calendario rituale”.(4)
Paolo sembra rivolgersi ad un gruppo di credenti provenienti dal paganesimo che pensavano di essere salvati attraverso l’osservanza di questi giorni festivi: cercavano di introdurre queste pratiche nella chiesa, allontanando i credenti dall’insegnamento ricevuto da Paolo (v.1).
Rm 14:5,6: “L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore, e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio”. Ecco come Lagrange ha commentato questi versetti: “… Più naturale è pensare che l’osservanza dei giorni è combinata con l’astinenza, questa osservanza consisteva in digiuni a certi giorni”.(5)
Franz J.Leenhardt così commenta questi versetti: “Alcuni fanno distinzione tra i giorni. Nulla indica che si tratta di giudaizzanti, non si trova qui un’allusione al Sabato, ma a delle pratiche d’astinenza o di digiuni fissati a date fisse”.(6)
Questi testi, menzionati per indicare l’abrogazione del sabato, visti alla luce del loro contesto non si possono citare contro il sabato, ma contro alcuni giorni e pratiche particolari osservati dai giudei o dai pagani che si erano uniti alla chiesa.

Testi citati a favore della Domenica

Vi sono alcuni testi, pochi per la verità, che vengono citati per sostenere l’osservanza della Domenica da parte della chiesa cristiana ai suoi albori.
Gv 20:19: “Or la sera di quello stesso giorno, ch’era il primo della settimana, ed essendo, per timor dei Giudei, serrate le porte del luogo dove si trovavano i discepoli, Gesù venne e si presentò quivi in mezzo, e disse loro ‘Pace a voi “.
Secondo alcuni studiosi questo testo ci presenta la prima celebrazione della domenica in onore della resurrezione. Innanzi tutto c’è da dire che i discepoli non si sono chiusi a chiave per festeggiare la resurrezione di Gesù, ma perché avevano paura di essere ricercati e quindi condannati, come lo era stato Gesù.
Secondo aspetto da analizzare: come facevano ad osservare il primo giorno della settimana, la domenica, quando non credevano alla resurrezione? (Mc 16:9-14).
At 20:7,9-12: “E nel primo giorno della settimana, mentre eravamo per rompere il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, si mise a ragionare con loro, e prolungò il suo discorso fino a mezzanotte…e un certo giovinetto, chiamato Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu preso da profondo sonno; e come Paolo tirava in lungo il suo dire, sopraffatto dal sonno cadde giù dal terzo piano, e fu levato morto. Ma Paolo sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: – Non fate tanto strepitio, perché l’anima sua è in lui.- Ed essendo risalito, ruppe il pane e prese cibo, e dopo aver ragionato lungamente sino all’alba, senz’altro si partì. Il ragazzo poi fu ricondotto vivo, ed essi ne furono altro modo consolati”.
Leggendo attentamente questi versetti si nota, al di là del giorno, sabato notte, se si crede che Luca abbia adottato il computo giudaico, come probabilmente avrà fatto, o Domenica se ha adottato il computo romano, questa riunione è una riunione di addio; infatti Paolo si trovava in questo luogo e visto che doveva partire il giorno seguente ha incontrato per l’ultima volta i fratelli. Il fatto che essi abbiano celebrato la Santa Cena non è un fatto fondamentale per cambiare il giorno di riposo, tanto è vero che nella chiesa primitiva la S.Cena veniva celebrata frequentemente durante la settimana (At 2:46).
Luca, autore degli atti apostolici, non dice che il primo giorno della settimana è il giorno del Signore, ma semplicemente il primo giorno della settimana, conforme all’abitudine giudaica: primo giorno, secondo giorno, terzo giorno, quarto giorno, quinto giorno, sesto giorno, sabato.
1Co 16:1,2: “Or quanto alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano collette da fare”.
Questo testo non parla di riunione o di offerta fatta il primo giorno della settimana in chiesa, ma del consiglio di mettere da parte a casa, il primo giorno della settimana, quello che essi desideravano dare poi in offerta.
Ecco come si esprime Olshausen a proposito: “Non si può concludere affatto da questo passaggio che delle collette venivano fatte la domenica nelle assemblee di chiesa; poiché l’idea è che ciascuno mette a parte, a casa, il denaro in questione”.(7)
Ecco quanto scrisse, R.P.K. Hruby, “Risulta, è vero, dal documento del N.T. (At 20 e 1Cor 16) che i cristiani si riunivano il primo giorno della settimana, ma si tratta di un aspetto che io chiamerei di comunione fraterna, o di celebrazione. Ma la questione sabbatica in tanto che tale non è toccata affatto”.(8)
Ap 1:10: “Fui rapito in spirito nel giorno di domenica” altre versioni portano “il giorno del Signore”.
Il testo originale dice “Giorno del Signore” e non “giorno di domenica”. A partire da questo errore di traduzione alcuni hanno concluso dicendo che il giorno del Signore è la Domenica. In realtà sia Giovanni che i sinottici quando parlano di Domenica, la presentano come primo giorno della settimana (Mt 28:1; Mc 16:2,9; Lc 24:1; Gv 20:1,19). Secondo Vollet, citato da Vaucher, il passaggio in questione “indica bene che, al tempo degli apostoli, i cristiani davano a un giorno della settimana il nome di giorno del Signore; ma questa denominazione poteva applicarsi solo al sabato”.
Louis V.Mellet scriveva nel 1843 :“Il giorno del Signore o il giorno dell’Eterno, indica qui il giorno del Sabato giudeo, che è stato per molto tempo, nella chiesa primitiva, un giorno di assemblea e di culto”.(9)

Il Sabato: Il segno di Dio

Il Sabato non soltanto fa parte del decalogo, ma è stato scelto da Dio come segno tra il suo popolo e Lui (Es 31:12-14,16,17; Ez 20:20).
Qui non si tratta di Sabati annuali, che facevano parte della legge cerimoniale, ma dei Sabati settimanali (Es 31:15).
Al profeta Ezechiele l’Eterno disse: “Diedi loro le mie leggi e feci loro conoscere le mie prescrizioni, per le quali l’uomo che le metterà in pratica vivrà. E diedi pur loro i miei sabati perché servissero di segno fra me e loro, perché conoscessero che io sono l’Eterno che li santifico” (Ez 20:11,12). Quindi vediamo che per Dio il sabato non soltanto fa parte del decalogo, ma è un segno di appartenenza al suo popolo.
Secondo il testo di Ap 14:12 la costanza dei santi consiste nell’osservanza dei comandamenti di Dio e la fede in Gesù; tra i comandamenti vi è il quarto che è il sabato.
L’apostolo Paolo sottolinea spesso che i cristiani formano l’Israele spirituale e come tale non dovrebbero osservare il Sabato? Ecco quanto scrive Paulo Nouan: “Noi abbiamo la convinzione che il precetto del Sabato fu scelto di proposito, come segno di obbedienza, precisamente perché Dio sapeva che la maggioranza degli uomini giudicava questa istituzione così insignificante quanto antiquata. In questo ordine di idee, il quinto comandamento avrebbe avuto difficilmente valore di test. Più di un adolescente perfettamente religioso onora, suo padre semplicemente perché l’ama; numerose persone non credenti rispettano la vita (sesto comandamento) o il bene altrui (ottavo comandamento) per dei motivi umanitari, o per paura delle sanzioni giudiziarie. La stessa obiezione può essere fatta per il settimo: non commettere adulterio; il miscredente può restare fedele al proprio coniuge perché l’ama realmente o spera di preservare la stabilità del suo focolare, ma niente affatto per ubbidire a Dio. Nessuno di questi aspetti della vita morale poteva servire per test. Invece, la natura stessa del quarto comandamento faceva d’esso una pietra di paragone per la fedeltà a Dio, perché esso è contemporaneamente discutibile e indiscutibile. Da una parte, da un punto di vista umano, il precetto sabatico è in effetti discutibile poiché nulla distingue oggettivamente il settimo giorno dagli altri; si può dunque apparentemente riposarsi e adorare Dio in qualunque giorno della settimana. D’altra parte, in quanto che comandamento di Dio, esso è moralmente indiscutibile ed assoluto.”(10)
Nella stessa direzione va lo studioso Alain Georges Martin: “Per scoprire quale peccato l’uomo commette non osservando il Sabato, cominciamo a chiederci perché bisogna osservarlo. In effetti non si trova nessuna spiegazione. Dio chiede d’osservarlo, ed è la sola ragione.”(11)
In realtà nonostante le spiegazioni, sia di carattere sociale che provvidenziale, che vengono date a favore dell’osservanza del Sabato, esse non spiegano nei particolari l’osservanza del quarto comandamento, esso in realtà è un segno di fedeltà da parte del credente nei confronti del suo Creatore che lo ha istituito.

Accenno storico al trasferimento del Sabato alla Domenica

Separazione dal giudaesimo

A causa del clima di oppressione che si era venuto a creare tra l’impero romano e i giudei, i cristiani sentirono il bisogno di distinguersi dai giudei.
“Nel mondo giudaico dopo il 135 d.C. avvennero cambiamenti radicali. In quell’anno l’imperatore romano Adriano pose fine alla seconda rivolta giudaica da Barkokeba (132-135). Gerusalemme divenne una colonia romana dalla quale Giudei e Giudeo-Cristiani erano esclusi. In questo periodo Adriano proibì la pratica della religione giudaica in tutto l’impero, condannando in particolare l’osservanza del Sabato. Questa politica repressiva antigiudaica incoraggiò la produzione di una letteratura cristiana antigiudaica – Adversus Judaeos- che propugnava separazione e disprezzo per i Giudei.
Caratteristiche tradizioni giudaiche come la circoncisione e la osservanza del Sabato furono particolarmente condannate.
Ci sono indicazioni circostanziali ma decisive, le quali suggeriscono che l’osservanza della Domenica fu introdotta in questo periodo in relazione con la Pasqua domenicale, come un tentativo di chiarire alle autorità romane la distinzione fra cristianesimo e giudaesimo.”(12)
La famosa controversia pasquale avvenuta tra il II, III secolo d.C. causò una linea di separazione tra il cristianesimo e il giudaesimo.
Dal II secolo d.C. in poi i cristiani d’oriente festeggiavano la Pasqua il 14° di Nisan, in qualunque giorno della settimana fosse. I cristiani d’occidente la celebravano ogni anno in giorno di domenica. Nonostante i tentativi di mettere insieme le due posizioni, furono necessari, prima, un intervento di scomunica da parte di Vittore, vescovo di Roma (194), secondo, una presa di posizione da parte del concilio di Nicea affinché la Domenica venisse adottata come celebrazione della Pasqua. Ecco quanto fu deciso al concilio di Nicea: “Tutti i fratelli in Oriente che prima celebravano la Pasqua coi Giudei, da ora in avanti la osserveranno seguendo il tempo dei Romani…” (Socrate, Historia Ecclesiastica 1,9).Costantino, in una sua lettera personale esorta tutti i vescovi ad accettare “la pratica che è ora seguita nella città di Roma, in Africa, in tutta Italia e in Egitto…” (Eusebio, Vita di Costantino, 3,19). Il Chronicon Paschale similmente riporta che Costantino esortò tutti i cristiani a seguire la tradizione dell’antica chiesa di Roma e di Alessandria”.(13)
La preferenza data alla celebrazione della Pasqua in giorno di domenica favorì, direttamente o indirettamente, l’accettazione della domenica come giorno di riposo settimanale. Attraverso gli scritti dei padri della chiesa vediamo che il cambiamento del giorno di riposo è avvenuto gradualmente.
“La data sicura di questa sostituzione non può essere precisata” (Dictionnaire de Théologie Catholique, Letouzei, et Ané, Paris 1924, IV, I°ere, art. “Dimanche”, col. 1309).
“Nessun documento ci informa direttamente sull’origine della celebrazione cristiana della Domenica” (Willy Rodorf, Le Dimanche, Les Orandi, n. 39, Le Cerf, Paris, 1965. P.91).

Il giorno del sole

Dopo la penetrazione delle legioni romane in Medio Oriente, il culto al dio Mitra divenne molto popolare nell’impero romano. A questo punto c’è da porsi la seguente domanda: che rapporto c’è tra il culto al dio Mitra e la Domenica? S.Jankévitch afferma: “Se c’è un punto nel quale la maggior parte degli storici del cristianesimo sono d’accordo, è quello dello stretto legame che esiste tra la Domenica cristiana e le concezioni astrologiche della mitologia del mazdeismo”.
Per poter comprendere questo cambiamento bisogna andare indietro nel tempo. Il II-IV secolo d.C. fu un periodo molto delicato per il cristianesimo, poiché esso passò dalla persecuzione da parte dell’Impero Romano, ad una posizione di favoritismo, sempre mediante l’azione di quest’ultimo. La chiesa ricevette doni da parte dell’impero; questi fecero perdere la propria identità al cristianesimo di allora. Costantino, l’imperatore che faceva il doppio gioco, a volte si presentava come cristiano, a volte come pagano, contribuì molto alla penetrazione del paganesimo nella chiesa.
Fu proprio lui che in un decreto del 321 vietò l’osservanza del Sabato, e tutto quello che i cristiani facevano in giorno di Sabato doveva essere fatto in giorno di Domenica. “Nel venerabile giorno del sole riposino i magistrati e il popolo abitanti nelle città e si chiudano tutte le botteghe. Nella campagna però, i lavoratori della terra potranno liberamente e legalmente continuare il lavoro, visto che, come spesso accade, un altro giorno non è sempre propizio per la semina o per la coltura della vite, e che, negligendo questi lavori a tempo opportuno ne può derivare una perdita dei beni largiti dalla Divinità” (Encyclepedia Britannica, nona edizione, art. “Sunday”).
Ecco altri passi fatti dalla chiesa e dallo stato per imporre il cambiamento del giorno di riposo dal Sabato alla Domenica.
“Nel 386, sotto Graziano, Valentiniano e Teodosio, fu decretata la sospensione di qualsiasi lite e affare alla domenica…fra le dottrine contenute in una lettera scritta da papa Innocenzo nell’ultimo anno del suo pontificato (416), vi è l’ingiunzione di fare del Sabato un giorno di digiuno (p.265)…Nel 425, sotto Teodosio il giovane, fu imposta l’astensione dagli spettacoli teatrali e dall’arena alla domenica (p.266). Nel 538, ad un concilio tenuto ad Orleans, venne decretato che si considerasse come legale qualunque lavoro precedentemente permesso alla domenica; però, i lavori d’aratura, di manutenzione dei vigneti, la falciatura, la mietitura, la trebbiatura, la coltivazione, vennero vietate in quel giorno, affinché la gente potesse più agevolmente andare in chiesa. (pp.266,267). Verso l’anno 590, il papa Gregorio denunciava, in una lettera ai fedeli di Roma, quali profeti dell’Anticristo coloro che mantenevano l’idea che non si dovesse fare alcun lavoro al settimo giorno.”
Per William Frederick, la chiesa, invece di invitare i pagani ad osservare il giorno del Signore, il sabato, osservò ed impose il culto del giorno del dio sole, la domenica, ai cristiani.
“I gentili, essendo idolatri, adoravano il sole, e la Domenica era il loro giorno più sacro. Per raggiungere queste persone in questa nuova sfera, sembrò loro naturale e anche necessario fare della Domenica un giorno di riposo della Chiesa. Bisognava in quel momento che la chiesa adottasse il giorno dei gentili o meglio che i gentili cambiassero il loro giorno. Cambiare il giorno dei gentili sarebbe stato per loro un oltraggio e una pietra d’intoppo. Era più facile per la chiesa raggiungerli osservando il loro giorno.”(14)
Vista sotto questo aspetto la domenica sembra che sia stata un’eredità dell’antico paganesimo.

L’osservanza del Sabato attraverso i secoli

Anche se la domenica soppiantò il sabato, verso i primi secoli della nostra era, troviamo diverse tracce, attraverso i secoli, di cristiani che osservavano il sabato.
Lo storico Socrate intorno al quinto secolo scriveva quanto segue: “Quasi tutte le chiese, in tutto il mondo, celebrano i sacri misteri al sabato di ogni settimana, eccetto però i cristiani d’Alessandria e di Roma, i quali, in seguito ad alcune tradizioni, rifiutano di far ciò.”(15)
Un altro storiografo del quinto secolo, Sozomeno, scrisse: “Gli abitanti di Costantinopoli e di molte altre città si riuniscono tanto il sabato come nel giorno successivo; ciò che mai avviene né a Roma, né ad Alessandria.”(16)
“Nel diciassettesimo secolo, in Inghilterra, la questione del Sabato fu sollevata durante diversi decenni, nel corso dei quali apparvero un centinaio di pubblicazioni su questo soggetto. Degli ecclesiastici e dei laici presero risolutamente posizione in favore del sabato. Tra i nomi di osservatori del Sabato figurante nei documenti in nostro possesso, c’è quello di William Whiston (+1752), professore di matematica al collegio di Cambridge, del maestro William Tempest (+1761), avvocato, quello del reverendo Francis Bampfield, anglicano, al quale bisogna aggiungere il nome di Thomas Bampfield, membro della camera dei comuni…”(17)
Secondo A.Vaucher, “Undici chiese sono state organizzate in Gran Bretagna dai battisti del settimo giorno, nella seconda metà del XVIII secolo”.(18)
“Gli Etiopi osservavano generalmente il sabato, così che molti monaci, con tanto zelo e rigore, si lasciavano piuttosto uccidere che trasgredirlo. Essi cominciavano ad osservarlo il Venerdì sera”.
Oggi, il gruppo più numeroso, tra i cristiani che osservano il sabato è quello “Avventista del Settimo giorno” sorto in America nel secolo scorso. Essi credono che il decalogo è tuttora valido, compreso il quarto comandamento che parla dell’osservanza del sabato.

Conclusione

Abbiamo visto che il sabato, a partire dal II secolo d.C. ha incominciato a subire dei cambiamenti a causa dei problemi sorti tra l’impero romano e i giudei. Nel IV secolo d.C. con la conversione di Costantino tutto l’impero romano divenne cristiano, almeno in teoria; da qui l’osservanza del sabato, specialmente nell’impero d’occidente, venne sostituito con quello della domenica, ma nonostante questo cambiamento, avvenuto nel corso di alcuni secoli, abbiamo visto che diversi cristiani osservavano il Sabato quale giorno di riposo voluto da Dio. Oggi a distanza di circa 1900 anni vi sono ancora dei cristiani che osservano il sabato. Il gruppo più numeroso è composto dalla Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno che conta circa dieci milioni di fedeli.

Note:
(1) Dictionaire Apologetique de la foi catholique, Beauchesne, Paris 1914, t. I. Art. “Dimache”, col, 1088, cit. da Paul Nouan, p. 104.
(2) Elio Peretto, Lettere dalla prigionia, Ed. Paoline, Roma 1976, pp. 149,150.
(3) Elio Peretto, op.cit., pp. 151,152
(4) Ugo Vanni , Lettera ai Galati e ai Romani, Ed. Paoline, Roma 1976, p. 52.
(5) M.J.Lagrange, Saint Paul, L’épitre aux Romains, Garalda et cie, Paris 1950, p. 335, cit. da Paul Nouan, op.cit., p. 116.
(6) Franz J Leenhardt, L’épitre de Sait Paul aux Romains, Labor et Fides, Geneve, 1981, p. 186.
(7) Cit. da A. Vaucher, L’histoire du Salut, Ed. SdT, Dammarie les Lys 1951, p. 308.
(8) Paul Nouan, op.cit., pp. 73,74.
(9) Alain Georges Martin, Repos, “Les cahiers de révail”, Imprimerie Sant Paul, Issy-Moulineux, France 1970, p. 45.
(10) Samuele Bachiocchi, Riposo divino per l’inquietudine umana, Ed. AdV, Falciani Impruneta-Firenze 1983, p. 216.
(11) Samuele Bachiocchi, op.cit., p. 283.
(12) Preface du livre le Sabbat de William Oscar-Emil Desterley, Paris 1935, PP. 45,46, cit. da Paul Nouan, op.cit., p. 166
(13) James I. Ringgold, Law of Sunday, pp. 265, 266, cit. In “Verso la luce” pp. 88,89.
(14) William Frederck, Three Prophetic Days, pp. 169, 170, cit. da A.Vauicher, “Le jour Seigneurial”, 1970, pp. 27, 28.
(15) Socrate, Storia Ecclesiastica, libro 5, cap. 22. cit. In “Verso la luce”, p. 87.
(16) Sozomeno, Storia Ecclesiastica, libro 7, cap. 19. Cit. In “Verso la luce, p. 87.
(17) Paul Nouan, op.cit., p. 170.
(18) A. Vaucher, Le jour du repos, Imprimeri Fides, Collonges-sou-Saléve 1970, pp. 37,38.

* Vincenzo Castro è Pastore della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno

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