La legge di Dio

tavole_legge«Gli avventisti si sentono chiamati da Dio al compito particolare di riproporre con forza al mondo contemporaneo il valore eterno dei dieci comandamenti. I credenti fedeli sono definiti nell’Apocalisse come coloro “… che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù” (Apocalisse 14:12).

Le “dieci parole” del Sinai restano un punto di riferimento fondamentale con cui anche la morale laica deve fare i conti. Ogni cosa nell’universo risponde a delle leggi; la vita fisica stessa si regge su leggi immutabili. Ma il nostro vivere abbraccia anche valori non materiali: intelligenza, bellezza, volontà, etica, spiritualità. E anche questi valori hanno le loro leggi.

Solo Dio, che ci ha creati, conosce le leggi che ci permettono di vivere in armonia con lui, con il suo progetto, con il prossimo, con la natura. La Bibbia afferma che il nostro malessere morale deriva proprio dalla volontà di sottrarci alle leggi che Dio ha donato e che sono espressione del suo carattere; fra di esse i dieci comandamenti sono i più importanti.

L’apostolo Giacomo afferma: “Parlate e operate come dovendo esser giudicati da una legge di libertà” (Giacomo2:12). L’evangelista Giovanni scrive: “E da questo sappiamo che l’abbiam conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti… Perché questo è l’amor di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Giovanni 2:3; 5:3).

Il decalogo non scadrà mai perché la volontà umana avrà sempre bisogno di una guida chiara e sicura. Ma anche un’espressione così elevata di giustizia può trovare il suo senso più profondo solo nel messaggio di Cristo. Egli, con la sua vita, ha mostrato come l’ubbidienza al Creatore resti il dovere fondamentale dell’uomo. La legge è dunque un dono divino e come tale va accolta. Grazie a essa comprendiamo noi stessi, i nostri ambiti, i nostri obblighi morali, vediamo i nostri limiti e le nostre colpe; la legge è uno specchio che ci propone continuamente l’esigenza del perdono divino. L’ubbidienza alla volontà di Dio è frutto della grazia e della “nuova nascita”. Chi si sente salvato dal Signore sa che il suo privilegio è quello di essergli fedele e che la sua felicità è legata all’armonia con i suoi precetti. Gli avventisti accettano i dieci comandamenti nella lettera e nello spirito con cui sono scritti in Esodo al capitolo 20» (V. Fantoni e R. Vacca).

In sintesi

I grandi principi della legge di Dio sono contenuti nei dieci comandamenti e sono stati manifestati nella vita di Cristo. Essi sono l’espressione dell’amore di Dio, della sua volontà e dei suoi propositi relativi alla condotta e alle relazioni umane e sono vincolanti per tutti gli uomini di ogni epoca. Questi principi costituiscono la base del patto di Dio con il suo popolo e rappresentano il criterio del giudizio. Grazie all’opera dello Spirito Santo, essi indicano il peccato e risvegliano il desiderio di un Salvatore. La salvezza viene attribuita per grazia e non per opere, ma i suoi frutti si manifestano nell’ubbidienza ai comandamenti. Questa ubbidienza sviluppa un carattere cristiano e produce effetti positivi. È una dimostrazione del nostro amore per il Signore e dell’interesse per i nostri simili. L’ubbidienza della fede dimostra la potenza di Cristo nel trasformare la vita e perciò rafforza la testimonianza cristiana.

Confrontare:

Esodo 20:1-17; Salmi 40:7,8; Matteo 22:36-40; Deuteronomio 28:1-14; Matteo 5:17-20; Ebrei 8:8-10, Giovanni 16:7-10; Efesini 2:8-10; 1Giovanni 5:3; Romani 8:3,4; Salmi 19:7-14.

Past. Francesco Zenzale

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