C’eri tu?

Gesù sulla croceNon è possibile comprendere il Calvario, senza sentirsi coinvolti e partecipare all’evento della crocifissione e della morte di Gesù. Occorre perciò stare ai piedi della croce per capirla, personalmente e come comunità. Bisogna stare ai piedi della croce, come le donne, che avevano seguito e servito Gesù, che è il culmine della sequela e del servizio.

Dove sono i discepoli? Di fatto sono spariti dall’orizzonte, ed anche l’ultimo simpatizzante aveva lasciato l’estremo brandello di decenza con il lenzuolo, nell’episodio dell’orto. Solo le donne! Loro c’erano.
Gli istruiti non sono in vista. Sono a pensare; anche perché‚ i dati cronologici e i fatti, sono pressoché‚ irrilevanti circa il senso dell’evento.
Gli uomini forti sono via: hanno ben altro da fare che dell’assistenza spicciola.
Gli uomini intelligenti sono altrove: hanno fatto analisi più corrette.
Gli uomini saggi, quelli più attaccati alle sane e nobili tradizioni, sono a casa, sulle loro comode sedie.
Chi è nella prudenza ha scorto da tempo che la scelta era perdente, che tutto era un fallimento ed ha scaricato causa e persona.
Quanto ai sensibili, sono lontani: perché‚ non è da uomini mostrarsi commosso, ma sarà certo da uomini far soffrire.

E tu? C’eri tu?

Quando,

Flagellavano il mio Signore?
Misero la corona al mio Signore?
Il mio Signore portava il peso della croce?
Schernivano il mio Signore?

Quando,

Crocifissero il mio Signore?
Lo inchiodarono alla croce?
Lo trafissero?
Gli diedero da bere dell’aceto al posto d’acqua?
Chinò il capo è mori?

Quando,

Il sole si rifiutò di splendere?
Lo deposero nella tomba?
La tomba rimase vuota?

C’eri tu?

«La morte di Cristo è la prova del grande amore di Dio per l’uomo. Essa è la nostra garanzia di salvezza. Rimuovere la croce dal cristiano e come rimuovere il sole dal cielo. La croce ci avvicina a Dio e ci riconcilia con il suo Spirito. Con la stessa tenerezza di un padre per i figli, Dio guarda alle sofferenze che suo Figlio ha patito per poter salvare l’umanità dalla morte eterna, e ci accetta per i suoi meriti.

Senza la croce, l’uomo non potrebbe avere comunione col Padre. Da essa dipende ogni nostra speranza. Sul suo legno si riflette la luce dell’amore di Cristo; e il peccatore non può che gioire quando va ai piedi della croce, sapendo che i suoi peccati sono stati perdonati. Inginocchiato ai piedi della croce, egli ha raggiunto la più elevata posizione che l’uomo possa ottenere La sua fede l’ha salvato.

Mediante la croce noi impariamo che il Padre celeste ci ama infinitamente. Possiamo forse stupirci dell’esclamazione di Paolo: «Non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo!» (Galati 6: 14 vers. Luzzi).

É anche nostro privilegio gloriarci nella croce, è nostro privilegio dare tutto noi stessi a Colui che diede se stesso per noi . Con i volti illuminati dalla luce del Calvario, noi potremo avanzare rivelando questa luce a quelli che sono nell’oscurità». (Gli Uomini che vinsero un impero, pag. 131).

Past. Francesco Zenzale

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